La famiglia Sperandei ‘riapre’ il caso di Enrico

MONTECASTRILLI – La morte di Enrico Sperandei continua a far parlare: la Procura della Repubblica di Terni ha archiviato la vicenda, affermando che si tratta di suicidio, ma la famiglia sostiene che ci siano ancora delle cose da chiarire. Sono passati quasi 7 anni, da quel giorno di fine maggio 2011 in cui Enrico Sperandei, operaio di una ditta che lavorava all’Ast di Terni, terminò di esistere.

La trasmissione ‘Quarto Grado’ ha dato spazio alla vicenda Cosa è successo all’uomo di 52 anni che risiedeva a Montecastrilli nella frazione di Collesecco? I familiari non credono alla versione del suicidio. In un servizio andato in onda ieri sera su Rete 4 nella trasmissione ‘Quarto Grado’, è stato dato ampio spazio alla vicenda con filmati, interviste e immagini.

Si chiede  di far luce sulla vicenda Il fratello di Enrico, Marco, ha affermato: “Vogliamo la verità'”. Agostino Carotti, consulente legale della famiglia Sperandei, intervistato, ha dichiarato che “se si tratta di suicidio per una caduta dall’alto come sostiene la Procura, il corpo doveva trovarsi in uno stato diverso, con le vertebre tutte schiacciate, e delle ferite sulla testa. Ma nulla di questo c’è. C’è soltanto una vertebra spezzata, con le ossa delle gambe che sono rimaste integre”. E allora, l’ipotesi che fanno le persone più care di Enrico, è che la sua morte sia avvenuta diversamente.

Ipotesi dell’incidente Sempre i periti nominati dalla famiglia  sostengono l’ipotesi dell’incidente: ovvero che Enrico Sperandei sarebbe stato investito da un carrello in movimento che si trovava all’interno del reparto in cui lavorava: “E’ stata trovata – spiegano – una scarpa antinfortunistica lontano dal corpo, stesso discorso per un bottone dei pantaloni: la ricostruzione che noi abbiamo fatto trova dei riscontri plausibili. Molto probabilmente, il povero Sperandei stava andando al bagno ed è stato travolto da qualcosa”.

Eppure, tre gip hanno convalidato la tesi del suicidio: la prova principale è stata la testimonianza di una persona, la quale, avrebbe dichiarato agli inquirenti che l’uomo aveva dei problemi familiari ed economici, sostenendo anche di averlo visto quel giorno salire sull’ascensore ma  chi conosceva bene Enrico dice che stava bene ed era allegro e felice.

 Le parole della figlia Valentina Il servizio del programma si chiude con le parole della figlia di Enrico, Valentina: “Nessuno ha il coraggio di dire quello che è successo, noi vogliamo giustizia e che il caso della morte di mio padre sia al più presto riaperto”

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