Corsa all’Anello, Montesi sul 50ennale: “La festa è cresciuta e deve continuare a farlo, al volontariato affianchiamo professionalità

NARNI – Due giorni. Tanti ne mancano alla fine di questa 50esima edizione che, come tutte le altre dal 1969 a tirar giù, è finita in un batter d’occhio. Domani (12 maggio) il corteo storico, domenica la corsa al San Girolamo e poi basta, la scatola si richiuderà anche stavolta e ci vorrà un altro anno per riaprirla. Per la verità non tutto finisce qui, c’è la Rivincita, a giugno, ma quella è un’altra storia, troppo recente ancora per diventare mito come la sorella maggiore.

Davanti a un piatto di manfricoli in una taverna della festa mi vengono in mente tante cose, rifletto su questa edizione del 50esimo e devo dire che non riesco a capire bene se sia stato davvero qualcosa di speciale oppure la solita Corsa all’Anello. Solita si fa per dire, perché ad ogni edizione c’è qualcosa che la rende diversa rispetto a quella precedente, ma stavolta l’occasione è differente e allora mi impongo di scavare dentro questa 50esima festa per tirare fuori tutto il succo, un po’ come quando si spreme il limone per estrarne il liquido. Davanti a me c’è il commensale adatto, quello che me la può raccontare da dentro questa edizione. Federico Montesi è il segretario alle pubbliche relazioni dell’ente Corsa, quello che ha il compito di parlare con i giornalisti, l’uomo giusto al momento giusto, insomma. Mangiamo poco, beviamo moderatamente, sembriamo due astemi che si approcciano, diffidenti, all’alcol per la prima volta, eppure da più giovani, in mezzo ai fasti notturni della Corsa, i filomè si rincorrevano uno dietro l’altro e le ore scorrevano meglio del vino. Saranno gli anni che passano.

Eh sì, gli anni. Dal 1969 siamo alla 50esima volta di fila che si fa la Corsa all’Anello, siamo agli sgoccioli, un anno intero di preparazione e di ansie per fare qualcosa di particolare. Fremiti, lavorii, incazzature, felicità, pensieri e speranze, tutto bruciato in meno di tre settimane. Gli ultimi due giorni sono cruciali, il bilancio di una festa si calcola anche e soprattutto da queste ultime 48 ore e il giudizio può cambiare radicalmente. Va bene, però qualcosa la possiamo già dire no? Montesi – “Certo, e io penso che sia un bilancio positivo, abbiamo fatto quello che ci eravamo immaginati. Purtroppo piove dal 1 maggio e c’è stata anche Umbria Jazz a Terni. Magari il prossimo anno dovremmo confrontarci con loro per capire meglio come organizzarci”. Aspetta, spiegami bene, vuoi dire che jazz e medioevo non posso convivere? Montesi – “No, non dico questo, dico anzi che possono coesistere e collaborare senza ignorarsi, magari promovendosi a vicenda. Ovvio che non possiamo portare le taverne a Terni, sennò facciamo una pagliacciata, però i due eventi si possono integrare, ciascuno veicolando l’altro, anche se sarebbe meglio che Umbra Jazz ternana si facesse in un altro periodo, anche a ridosso della Corsa all’Anello ma non coincidente. Ci serve insomma una strategia senza improvvisazioni”. Messaggio alla Regione? Montesi – “Non spetta a me, né all’ente Corsa farlo, non siamo un soggetto istituzionale, noi guardiamo all’organizzazione della festa”.

C’è stata meno gente? Magari il maltempo, la questione della sicurezza? Montesi – “Non mi sembra, c’è stato meno “casino”, meno giovanissimi in giro per la città senza controllo, più tranquillità, la sicurezza secondo me ha funzionato. Però c’è un fenomeno su cui ragionare”. Quale? Montesi – “Il raggio territoriale della festa si è ristretto, viene meno pubblico dall’alto Lazio e più dalle zone limitrofe, Terni e dintorni in particolare, però ne viene anche da fuori regione”. Il targhet tuttavia è sempre quello, non sarà il caso di pensare ad innalzarlo? Montesi – “Dici come numero?” No dico come livello anche culturale, attraendolo con eventi specifici, dedicati, strutturali. Montesi – “E’ un obiettivo che abbiamo presente, anche se, tieni conto, che sono giunti a Narni per la festa turisti da Emilia Romagna, Lombardia ed altre regioni lontane, il richiamo quindi c’è. Da un lato c’è meno afflusso dai territori laziali, dall’altro vengono persone da regioni del Nord”. La tassa di soggiorno quindi non ha influito negativamente. Montesi“Questo non lo so, anche se ho la sensazione che riguardi soprattutto il turismo d’affari, piuttosto noi dobbiamo porci anche un altro obiettivo quando parliamo di affluenze ed è quello di farne un censimento. Nessuno lo ha mai fatto, nessuno ha mai chiesto la città o la regione di provenienza, i motivi della visita e così via e questo invece sarebbe fondamentale”.

Torniamo agli eventi e alle iniziative. A me non convince tanto la scelta delle blogger per i cortei, avrei preferito le storiche dame che hanno sfilato durante le investiture dei cavalieri e poi ho sempre avuto la convinzione che da un lato bisogna aumentarle le iniziative e dall’altro innalzarne la qualità e trovare un filo conduttore, ti ricordi Minima Medievalia per esempio o Annus? Montesi – “Ti rispondo prima sulle blogger e la influencer. In corteo non possiamo cambiare gli schemi già prestabiliti e mettere quelli usati per le investiture non era possibile. Sono d’accordo invece sugli eventi e le iniziative e penso che a Narni e nei terzieri ci sono straordinari esempi di capacità scenografiche, artistiche, recitative, coreografiche e culturali e devono avere il modo di emergere perché in molti casi non hanno nulla da invidiare a chi viene da fuori. Noi abbiamo fatto la scelta di puntare a far crescere queste cose e a fare sempre di più spettacoli di piazza, all’aperto, con l’obiettivo di superare la concezione tavernocentrica della festa. Le osterie sono una meravigliosa risorsa in tutti i sensi, sono un simbolo della Corsa all’Anello e una fonte indispensabile per mandare avanti i terzieri, ma ci vuole anche altro”. Così, tra l’altro, facendo le cose in house, si risparmiano anche risorse. Montesi – “Non è una questione economica, è un modo per valorizzare queste passioni e per far crescere di più senso di appartenenza e cultura della Corsa all’Anello”.

A proposito di soldi, ma quanto costa oggi fare la festa? Montesi – “Non te lo dico” (lo dice ridendo, ndr). Perché? I bilanci sono pubblici, mica è un segreto? “No, no, di queste cose non parlo. Una cosa però te la posso dire”. Quale? Anzi, aggiungo: Ma le risorse sono sufficienti per fare tutto? Montesi – “Ecco, appunto, questo volevo dire. La Corsa all’Anello non ha problemi economici ed anzi gli sponsor importanti stanno aumentando. Fino a pochi anni fa era molto più difficile, oggi la situazione è diversa e questo anche grazie al lavoro fatto sul versante della comunicazione e delle relazioni”.

Abbiamo già parlato di tante cose e mentre lo facevamo i manfricoli erano finiti. L’oste, uno di quelli che può ben dire di esserci nato nella Corsa, forse anche nelle taverne, ci tampina. Non ho capito bene se per mandarci via, vista la gente che aspetta di mangiare, o per affibbiarci qualcos’altro dato che ci siamo fermati al primo. Ci metto poco a capire che era la seconda l’ipotesi giusta, alla fine ci convince. Ci porta una braciola, ma solo una, divisa in due. Sembriamo in punizione. Mi vergogno un po’, mi sembra di offenderlo. Richiamo l’oste e azzardo. “Portami anche un’insalata”. Mi guarda come si guarda un poveraccio. Sperava nei fegatelli, gli è andata male. Mentre spezzo la braciola mi balena una domanda che non avevo messo in programma. Ma possibile che in 50 anni la Corsa all’Anello non è riuscita ad avere un suo patrimonio immobiliare? Mi spiego meglio. Le taverne, per esempio, non sono semplici luoghi dove si mangia, ma sono un asset della Corsa all’Anello che, a sua volta, è un asset della promozione della Regione riguardo al settore delle rievocazioni storico-culturali. Però non sono di proprietà e quello che è successo a Fraporta pochi anni fa può accadere di nuovo a Santa Maria o a Mezule.

A Fraporta, dopo aver perso l’antica osteria, hanno fatto un lavoro eccezionale nel trasformare in taverna medioevale un luogo che di medioevale non aveva quasi nulla, ma nonostante quello che sono riusciti a fare, resta il fatto che l’antica taverna dove è nata Fraporta non c’è più. Ti faccio un altro esempio. Se ai Ceri di Gubbio non c’è più un cero non si corre con una candela. E’ una questione basilare di difesa delle radici, della storia e delle caratteristiche della Corsa all’Anello che è nata in un certo modo e che, nel caso di Fraporta, si è trovata a dover cambiare senza che il terziere ne avesse alcuna responsabilità, né potere di decidere diversamente. Sei d’accordo? Montesi – “Sì, molto, dobbiamo difendere la storia e la cultura della Corsa all’Anello e tramandarla alle giovani generazioni, è vero che la festa non ha molto di sua proprietà e che su questo versante dobbiamo lavorarci”. …Nemmeno un campo di gara… Montesi “Nemmeno un campo di gara, mentre a Foligno ce l’hanno, ora però so che qualcosa si farà, anche se ci vorrà del tempo”. Altro che tempo, sono 20 anni che ne parliamo, ma il discorso sarebbe lungo, andrebbe pure oltre il volontariato. Montesi“Esattamente e non solo per il campo di gara ma per tanti aspetti. Io penso che il volontariato sia una risorsa importantissima, direi fondamentale, per certe cose. Senza di esso sarebbe difficile fare la festa, ma ci sono settori e responsabilità che non possono essere gestite solo dalla buona volontà. La questione della sicurezza insegna, abbiamo dovuto, tutti, ente, terziere e Comune, ricorrere ai professionisti perché altrimenti non sarebbe stato possibile fare certe cose e questo vale anche per alcuni aspetti della festa. Bene quindi che ci siano sempre di più giovani e meno giovani appassionati al proprio terziere, è questa l’anima della Corsa all’Anello, ma occorre anche un livello superiore”.

La cena sta per finire e pure l’intervista. Mi rimangono ancora alcune domande appese per aria. Siamo alla fine della 50esima edizione e anche di questo ente Corsa che scadrà a breve. Montesi – “Già, beh, io ti dico che sono molto soddisfatto di aver creato una squadra che ha lavorato bene nell’interesse della festa e che lascio come patrimonio alla Corsa all’Anello e all’ente, un ente che dovrà essere consapevole e coraggioso, impostando i cambiamenti e le innovazioni necessarie anche se ci fossero resistenze”. Discorso d’addio quindi? Montesi“Ti ho detto solo quello che sono stato felice di aver fatto, poi sono a disposizione, si vedrà”. Il mio dirimpettaio non si sbottona molto su questo argomento, svicola e schiva, lo sa che è un terreno viscido e che tanti ci sono scivolati e ci si sono fatti male. Sapendo come gira il mondo si tiene sul generico, non si candida a nulla, men che meno davanti a un giornalista e a due giorni dalla fine della festa, aspetta caso mai che qualcuno glielo chieda e pure da chi eventualmente arriverà quella richiesta, dipenderà il suo ruolo all’ente Corsa. Insomma, si vedrà tra qualche mese, anche se le così dette grandi manovre stanno già iniziando.

Ingurgito l’ultimo boccone d’insalata. L’oste sta di nuovo impalato davanti a noi, ma stavolta è per sbolognarci. Ci alziamo e paghiamo il conto, usciamo fuori. La gente che sta in attesa, arriva addirittura a metà delle scale del vicolo, sono quasi le dieci di sera eppure i commensali continuano ad arrivare nonostante sia un normale giorno lavorativo. Poco più su, davanti a una chiesa, i contradaioli aspettano i cavalieri per l’investitura. In mezzo ci sono gli uomini della sicurezza. Ho una visione: Taverne, costumanti, passione, fede, tradizioni, cultura, radici e nuovo ordine pubblico. In trenta metri di spazio vedo concentrata tutta l’essenza della Corsa all’Anello. La guardo stupito, ci rifletto sopra, se non fossi nato qui non ci capirei un bel niente. Se non fossi nato qui, dentro la chiesa non ci sarei andato. E invece ci vado, mi infilo fra le navate e guardo i cavalieri della corsa davanti all’altare e il prete ripetere quel rituale che solo chi è nato qui può capire. Sto lì e guardo tutto e mentre guardo tutto mi sento di appartenere a qualcosa e a qualcuno.

Massimiliano Cinque                

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