Narni, la tassa di soggiorno e il turismo senza dati

NARNI – Tra favorevoli e contrari, la tassa di soggiorno ha avuto per il momento un unico merito, almeno sulla carta: Quello di riaprire il dibattito sul futuro turistico della città e forse potrebbe averne anche un altro che è legato al fare chiarezza su quanto valgono turisticamente Narni e il suo territorio. Il Comune fa una sorta di scommessa. Avendo poche risorse punta ad introitarne un po’ per reinvestirle nel settore e soprattutto crede fermamente nella realizzazione di Leolandia. Per la verità ci crede anche la Regione che lancia segnali, al momento in bassa frequenza (cioè senza clamori o dichiarazioni ufficiali, che è meglio essere prudenti, per tante ragioni), sul fatto che al progetto ci crede e ci vuole lavorare.

Sulla tassa di soggiorno alcuni albergatori hanno eretto però le barricate e non la vogliono. Il loro ragionamento, in estrema sintesi è questo: Non ha senso mettere una tassa su un turismo ancora acerbo e su attività che si reggono per scommessa. Non la mettono le grandi città turistiche umbre, sostengono, perché lo fa Narni che non sta a quei livelli? Se servono risorse ragioniamo insieme su come trovarle. E infatti Federalberghi propone un tavolo di confronto urgente con il Comune che però la tassa l’ha già approvata ed è pronto a farla partire dal prossimo 24 aprile.

Tutto questo porta ad un altro ragionamento, anzi per la verità, porterebbe a diversi altri discorsi, quali quelli sulla capacità attrattiva della città, sul reale valore turistico delle bellezze narnesi, nel senso di quanto valgono, al netto delle necessarie strategie di promozione, che però al momento sono carenti, e su come approcciano al settore le parti pubbliche e private. Ma c’è un elemento di fondo che sta proprio messo come cardine del ragionamento e questo elemento base sono i dati.

Federalberghi sostiene che vi sia stato un calo di arrivi e presenze turistiche, rispettivamente -2,50% e -5,22%. Sono dati ufficiali ma ristretti alle realtà ricettive consolidate e cioè sostanzialmente gli alberghi, ma di alberghi a Narni ce ne sono pochi, quindi in termini assoluti il dato rischia di avere un valore relativo. Anche perché ci può essere chi dorme a pochi chilometri dal territorio comunale e viene a vedere Narni ma più in generale c’è un altro fenomeno che è quello dei flussi nelle strutture ricettive alternative e quello degli arrivi mordi e fuggi che, se numericamente importanti, potrebbero essere incentivati a fermarsi più di una notte.

La verità è che a Narni sfuggono i dati complessivi e senza quelli non si riuscirà mai a capire quanto valga la città in termini turistici e se il flusso possa un giorno costituire le basi per un’economia. Ci fermiamo alle sensazioni e alle stime o poco più. L’ente Corsa all’Anello, per esempio sono anni che parla di 100mila presenze ma non si sa su che base lo faccia, i gestori dei sotterranei dicono di superare abbondantemente le 10-15mila visite ma di queste nessuno sa quanti si fermano per dormire e dove, i festival musicali estivi e le altre iniziative culturali e artistiche non sanno quanto valgono perché non ci sono analisi dei dati. In sostanza in città si fa turismo, o almeno si tenta di farlo, ma non si sa bene dove si va e dove si vuole andare. E’ un problema, quello dei dati, che va avanti da anni, che ritorna puntuale ad ogni inizio di bella stagione e che però nessuno è mai riuscito a risolvere e senza quei dati diventa tutto più difficile.

Massimiliano Cinque  

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