Narni, Leolandia: un pool di imprenditori locali crede nel sogno del parco a tema

NARNI – In questi giorni d’estate la cronaca cittadina si è infiammata alla notizia che Leolandia si farà. A San Liberato, terra per decenni del potere rosso locale, di assessori, consiglieri e sindaci prima Pci, poi Pds e infine Pd, epicentro della galassia dalla quale è scaturito il big bang del potere locale, arriverà il parco divertimenti, gemmazione di quello che nella bergamasca sta mietendo successi senza limiti in termini di pubblico e denari. A Narni ne sorgerà uno un po’ più piccolo, di cinque ettari, che è però una superficie più che rispettabile, ed ospiterà il formato vincente con cui è concepito quello lombardo.

I personaggi dei cartoni animati più amati dai bambini saranno i protagonisti assoluti del parco con il solito contorno di giochi all’avanguardia che tanto piacciono ai più piccoli, perché è ovviamente a loro e alle famiglie che sarà dedicato Leolandia. Alla notizia della presentazione del progetto si sono scatenate una serie di reazioni da parte dei cittadini. A leggere i social, ormai vere e proprie tribune aperte a tutti e, purtroppo, a tutto, non sembra emergere un giudizio unanime. Si sa però che facebook in particolare è ormai il catalizzatore dei protestatari a prescindere e non stupisce se la prima ondata di commenti sia stata non troppo favorevole ed entusiasta. Ci sono stati gli scettici e quelli che hanno rivangato il passato legato al vecchio progetto di Mirabilandia che naufrago’ 20 anni fa. Ma il tempo, si sa, a Narni scorre un po’ più lento che altrove e c’è stato anche chi ha bocciato la collocazione a San Liberato suggerendo di rieditare il vecchio sito dell’ex Spea, dove sarebbe dovuta sorgere proprio Mirabilandia.

L’idea di Leolandia è però una cosa diversa. A quel tempo c’era un imprenditore forestiero che guidava tutto il progetto, oggi c’è un pool di aziende locali e c’è un soggetto in grado di finanziarie il progetto da 36 milioni di euro e che risponde al nome di Invitalia, c’è una Regione, quella dell’Umbria, che lavora convintamente alla sua realizzazione e c’è un clima sereno fra mondo dell’impresa e mondo istituzionale. Insomma, le condizioni di partenza, anche politiche, sono migliori rispetto a 20 anni fa e possono contare su un terreno disponibile, a differenza dell’ex Spea che non si poteva utilizzare liberamente. In più ci sono una serie di condizioni favorevoli per i collegamenti, vista la vicinanza dell’autostrada, del raccordo Terni-Orte e delle altre strade principali. Il nodo a questo punto è soprattutto burocratico, legato all’iter procedurale, e ai finanziamenti. L’intenzione degli imprenditori è quella di far partire Leolandia nel 2020, tra poco più di un anno insomma. Una scommessa sulla quale però il pool di aziende locali crede e questa, al momento, è la garanzia migliore, perché è il privato che chiede il sostegno del pubblico e non viceversa, assicurando ritorni economici ed occupazionali importanti. Si parla infatti di 250 assunzioni dirette, più il giro d’affari legato all’indotto. È una scommessa? Puoddarsi, ma, del resto, cosa ha Narni da perdere per non accettare la sfida?

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