Narni, la città aveva un’altra torre: Era quella del Lago

NARNI – Narni era città di numerose torri che s’innalzavano tra le mura e verso il Monte, fino alla Rocca, dove i quattro massicci baluardi conservano i nomi di santi protettori. E oltre la città, in tutti i castelli del Contado si elevavano i torrioni di avvistamento presidiati dai torrieri.

Con il tempo molte di quelle costruzioni sono cadute per guerre o per eventi naturali, e alcune sono state mozzate e accorpate con altri edifici, ancora individuabili nel tessuto urbano. Almeno due sono state volutamente rase al suolo per rendere la città al passo con i tempi: la torre Cardoli, distrutta negli anni Trenta del Settecento per dare spazio alla fabbrica del Brefotrofio, e la torre del Lago nota come Bonacelli, dal maniscalco che aveva bottega in uno dei locali addossati.

Quest’ultima torre era al centro dell’odierna Piazza Garibaldi, appunto il Lago, così detto dalla conserva d’acqua, e per secoli ha visto scorrere il traffico che dall’attuale via XX Settembre -tratto della vecchia Flaminia- risaliva verso l’Arco romano o scendeva in direzione di Porta Ternana.

Per secoli e fino all’ultimo scorcio del Settecento, quando all’antica asse della via Flaminia, stretta e tortuosa, si affiancò l’attuale percorso che guarda sulle Gole del Nera. Era il 1791 e una scritta nel marmo ricorda l’evento in latino, -e oggi una in ottone lo traduce- difronte al vicolo che da allora si chiama “della Memoria”.

La nuova strada s’immetteva larga e spedita verso Piazza del Lago dove, di fronte alla Porta superiore, o Arco romano, la fluidità del tracciato era purtroppo ostacolata da quella torre, così negli anni Trenta dell’Ottocento, quando sotto papa Gregorio XVI si delinearono i lavori per appianare l’accesso di Porta Ternana, o delle Arvolte, si pensò di abbattere l’ingombrante costruzione.

Certo l’idea di eliminarla non piaceva a tutti, ma il destino era segnato: nel 1844 la torre fu smembrata pietra da pietra e il 22 giugno dell’anno successivo fu aperto il nuovo tratto che appariva comodo e con una pendenza facile da percorrere. Il medico Gaspare Giovannini su quella scomparsa scrisse “Il Lamento della torre nella Piazza detta del Lago in Narni, demolita l’anno 1844”, poesia molto apprezzata da Giovanni Eroli (L’Album 1851), e proposta per le stampe ancora al 1859.

La cerimonia di fine lavori dell’intero tratto, completati con il rialzamento di Porta Ternana, avvenne il 4 maggio 1846, con le autorità “scortate dall’Arma bersagliera”, tra i discorsi di rito e “gli armoniosi concerti della Banda musicale” (Diario di Roma).

Alcune delle torri che puntellavano il panorama di Narni sopravvivono in tutta la loro imponenza: una, molto simile a quella distrutta, è in Piazza Garibaldi, mentre le altre si incontrano percorrendo la città e le antiche frazioni che la compongono.

Claudio Magnosi

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