Coronavirus, l’Ordine dei Giornalisti dà lo stop alle esagerazioni stampa

PERUGIA – In relazione alle vicende legate all’infezione da coronavirus e al modo di trattare le notizie stampa relative, l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria ha diffuso oggi una nota nella quale ricorda alcuni dei doveri fondametali del giornalista in circostanze delicate come queste. Ecco il testo del comunicato:

“La perdurante emergenza-Coronavirus impone anche alla nostra categoria alcune riflessioni sul sistema complessivo dell’informazione, a partire dalla constatazione di una sostanziale correttezza fin qui espressa dai giornalisti umbri impegnati sul fronte delle drammatiche notizie diffuse in questi giorni.
Nell’assoluto rispetto dell’autonomia valutativa di ogni singola testata  e soltanto a titolo riepilogativo delle norme deontologiche che entrano in campo in simili circostanze, riteniamo  utile ricordare l’assoluta necessità di non rendere identificabili i pazienti sottoposti ai trattamenti sanitari del caso, a tutela della loro privacy e della particolare condizione contingente.
Evidenziamo nel contempo la necessità di sottostare a quanto disposto dall’art. 7 della Carta di Perugia (11/01/1995) sottoscritta tra Ordine dei Giornalisti, Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri dell’Umbria e Ordine degli Psicologi dell’Umbria, nel punto in cui recita: “E’ impegno comune la non diffusione di informazioni che possano provocare allarmismi, turbative ed ogni possibile distorsione della verità”.
Onde evitare informazioni non verificate secondo le comuni regole del buonsenso e della deontologia professionale, ricordiamo il disposto dell’art. 5 della stessa Carta di Perugia che recita: “Le notizie riguardanti le prestazioni erogate da singoli o da strutture devono essere complete ed esaurienti e comunque fornite da responsabili o da persone da essi delegate”.
L’Allegato 1 al Testo Unico dei Doveri del Giornalista approvato dal Consiglio Nazionale il 27 gennaio 2016, all’art. 10 recita: “Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico”.

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