Economia, Sangemini, sindacati contro l’amministratore delegato: “Basta provocazioni”

SAN GEMINI – I lavoratori della Sangemini sono stanchi. Chiamano tutte le istituzioni e i parlamentari umbri ad affrontare insieme la crisi dello stabilimento delle acque minerali e dicono all’amministratore delegato Antonio Paganini che non accetteranno più provocazioni. “Fai Flai e Uila dell’Umbria e i lavoratori dei siti di Sangemini e Amerino, sollecitano le istituzioni ad un’attenzione particolare nella vertenza del gruppo Ami, alla luce di quanto emerso durante l’assemblea con i lavoratori degli stabilimenti rispetto alla grave situazione in cui versa il gruppo, e all’evidenza dei fatti emersi durante l’incontro al Ministero del 20 maggio scorso”, scrivono i sindacati.

“I lavoratori e le lavoratrici, le segreterie di Fai Flai e Uila dell’Umbria, le RSU di stabilimento, unanimi, – aggiungono – esprimono tutte le perplessità e preoccupazioni in merito alla situazione in cui versano gli stabilimenti, ai contenuti dell’incontro in oggetto, alla tenuta sociale del territorio.

Ricordano che questa proprietà dal 2014, anno in cui è entrata in possesso degli stabilimenti, ha disatteso ogni impegno a fronte anche di piani industriali pesanti, dove i lavoratori pur di vedere un futuro migliore per le aziende, di tasca propria hanno continuato a credere in questo stesso gruppo”.

No allo scaricabarile sui dipendenti – “Oggi – scrivono ancora i sindacati – vista la situazione alquanto delicata a causa del concordato in essere, siamo a sottolineare che invece di provare a costruire un percorso condiviso e ove possibile sereno, attraverso le dichiarazioni reiterate dell’ennesimo amministratore, Antonio Paganini, non ultime quelle emerse durante l’incontro al Mise, vengono scaricate responsabilità sui lavoratori dovute alle negligenze ed inefficienze della proprietà.

Rammentiamo che i lavoratori non sono per nulla degli irresponsabili, come si vuol fare intendere, e chiedono considerazione e rispetto. Ricordiamo al signor Paganini – sottolineano poi – che l’attività sindacale che tanto lo disturba, è autonoma e regolamentata dallo statuto dei lavoratori da almeno cinquant’anni, facendo presente che il mondo del lavoro ha fatto passi in avanti rispetto a quello degli anni Venti.

Queste continue provocazioni non porteranno ovviamente ad un confronto pratico e costruttivo, ad una situazione sociale tranquilla, in attesa di conoscere il piano industriale concordatario, piano che dovrà essere condiviso al tavolo del ministero alla presenza delle organizzazioni sindacali, e che dovrà prevedere la centralità ed il rilancio degli stabilimenti umbri”.

Stop a provocazioni e azioni unilaterali – “A seguito delle provocazioni ricevute i lavoratori, con grande senso di responsabilità, non hanno mai fatto mancare il proprio apporto agli stabilimenti a tutela del proprio posto di lavoro garantendo la produzione richiesta, nonostante la situazione del gruppo degenerasse a vista d’occhio, e nonostante la situazione di emergenza attuale.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono che non accetteranno azioni unilaterali che mirano a non riconoscere i siti umbri strategici alla ripresa del gruppo stesso, auspicando il coinvolgimento di tutte le istituzioni locali e di tutti i parlamentari eletti in Umbria, per un vero e duraturo patto sociale a salvaguardia dei due siti, per lo sviluppo industriale e la salvaguardia dell’occupazione sul territorio, a tutela altresì dei marchi storici e degli accordi in essere con la Regione Umbria.

Sangemini e Amerino non si toccano. Rimaniamo comunque disponibili ad un confronto serio e corretto tra le parti”.

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