Perugia, aperta la conferenza regionale su economia e lavoro

PERUGIA – La Conferenza regionale dell’economia e del lavoro è iniziata a palazzo Cesaroni (Perugia) con i saluti della presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi. Prima dell’avvio del dibattito si sono svolte le relazioni di Bruno Bracalente e Alessandro Montrone (UniPg) “Produttività e redditività delle imprese umbre nell’Italia di mezzo”, Luigi Rossetti (Regione Umbria) “Il mercato del lavoro in Umbria nel 2017”, Alberto Cestari (Centro studi Sintesi) “Il valore delle piccola impresa in Umbria” e Fabio Paparelli (assessore regionale sviluppo economico) “Scenari di politiche industriali per lo sviluppo dell’Umbria”.
Èun quadro economico-occupazionale in movimento – è detto in un comunicato della Regione – quello che emerge dai primi contributi e relazioni che hanno aperto i lavori della Conferenza che ha registrato una significativa presenza di rappresentanti di forze imprenditoriali, sociali, sindacali e istituzionale. Un quadro, quello umbro, caratterizzato da segnali di ripresa e di positivo dinamismo, con nodi di carattere strutturale da sciogliere, e in un contesto globale che richiede qualità, innovazione e nuovi modelli di organizzazione del lavoro.
“Con questa Conferenza – ha affermato la presidente Porzi – vogliamo offrire alle forze sociali, economiche e istituzionali un’ulteriore occasione per un ampio confronto sulla situazione economico-occupazionale dell’Umbria, sui punti di forza e sulle criticità. Per verificare se vi sono le condizioni per costruire ulteriori contributi allo sviluppo che mettano insieme le esigenze dell’impresa, quelle del mondo del lavoro e dell’intera comunità umbra. L’Assemblea legislativa ha chiamato a discutere e confrontarsi la parte vitale e dinamica della comunità regionale sui nodi da sciogliere e sulle opportunità da cogliere e sviluppare. Per cercare di costruire insieme scelte, indirizzi e proposte cui dare un esito istituzionale concreto, attraverso leggi e atti di programmazione sempre più adeguati”.

“È necessario costruire un nuovo patto per il lavoro e la crescita dell’Umbria, dove ciascun attore possa fare la propria parte, rispetto ad una visione condivisa dello sviluppo regionale”. Lo ha detto l’assessore regionale al lavoro e allo sviluppo economico, Fabio Paparelli, nel corso del suo intervento alla Conferenza regionale dell’economia e del lavoro, a palazzo Cesaroni.
L’assessore – riferisce un comunicato dell’ente – ha tenuto una relazione sul tema “Scenari di politiche industriali per lo sviluppo dell’Umbria”.
Il sostegno al lavoro, alle dinamiche dell’innovazione e della sostenibilità, la ricerca di più alti livelli di produttività, l’attenzione alle piccole imprese – ha osservato – definiscono l’esigenza di un modello umbro frutto di una visione condivisa che la Regione vuole promuovere e sostenere con interventi ed investimenti adeguati, in accordo e con il coinvolgimento attivo delle forze sociali, in grado di assicurare la realizzabilità della nuova prospettiva di crescita dell’Umbria, utilizzando al meglio gli strumenti oggi a disposizione e programmando la fase 2021-27, orientando le risorse comunitarie per far si che si velocizzi il cammino lungo la strada delineata.
Secondo Paparelli, la crescita e lo sviluppo di un sistema territoriale non dipendono solo da ciò che si è in grado di fare all’interno di esso ma sono interdipendenti da ciò che accadrà in Italia ed in Europa. Una strategia territoriale efficace non può prescindere da una visione di scenario di medio-lungo periodo e dal fatto che siano, coerentemente, compiute delle scelte mirate e concrete, investendo sulle eccellenze e sulle competenze presenti sul territorio e rimuovendo, al contempo, i fattori che inibiscono la valorizzazione del pieno potenziale.
Si devono individuare priorità d’azione, chiare e limitate nel numero, innovative. Per perseguire scelte di politica industriale e di sviluppo è necessario avere una visione dello sviluppo dell’Umbria da tradurre in obiettivi chiari e misurabili; intervenire sul miglioramento delle condizioni dell’Umbria per la gestione dell’economia ed in particolare per riguadagnare posizioni sul tema della produttività; attuare un mix coerente di misure orizzontali aventi la massima ampiezza possibile ed in grado di attivare fattori abilitanti di natura sistemica per il sistema produttivo nel suo complesso; attuare misure verticali in grado di supportare la parte più avanzata del sistema produttivo verso prospettive di crescita.
La visione dell’Umbria del futuro – ha osservato Paparelli – deve ruotare intorno ad innovazione e sostenibilità, che punti alla compatibilità tra cultura, turismo e manifattura. Fare dell’Umbria la regione che coniuga al più alto livello innovazione e sostenibilità è il contenuto di questa visione che è in grado di cogliere il senso del futuro e delle opportunità di cui lo stesso è portatore per imprese e persone. Dobbiamo affrontare il tema per cui l’ambiente diviene di per se paradigma e non condizionalità di sviluppo, grazie alla introduzione dei principi della economia circolare nei processi produttivi, a partire dalla progettazione e dalla ricerca per approdare fino al termine del ciclo di vita dei prodotti.
Bisogna superare i nodi strutturali del sistema economico regionale per andare nella direzione di rafforzare le azioni sul tema della produttività del sistema economico regionale, per creare sviluppo avanzato e prospettive occupazionali. Innalzare la produttività significa infatti anche porre le condizioni per progredire anche verso modelli che fanno dell’economia digitale, dell’ambiente e dell’economia circolare la nuova frontiera della crescita. Innalzare la produttività totale dei fattori richiede un approccio di sistema che parta dal livello nazionale, utilizzando le risorse per abbattere il cuneo fiscale e favorire nuove assunzioni, defiscalizzare la produttività del lavoro e gli investimenti, rafforzare le infrastrutture e incidere su temi quali l’efficienza della PA, la semplificazione delle procedure e i tempi della giustizia. Necessario continuare ad aggredire i fattori strutturali che impediscono alla nostra produttività ed al sistema delle imprese di crescere, concentrando politiche e strumenti su alcuni macro obiettivi: sostenere innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo; migliorare l’allocazione del capitale finanziario e innovare le modalità di gestione della funzione finanziaria e della struttura patrimoniale delle imprese; superare il ritardo nella digitalizzazione del sistema produttivo; guardare ai mercati internazionali; qualificare le risorse umane, comprese quelle impreditoriali e manageriali; sviluppare e consolidare le infrastrutture materiali ed immateriali.

Le infrastrutture stradali e ferroviarie – ha sottolineato ancora l’assessore, secondo quanto riferisce il comunicato – rappresentano un asset fondamentale per lo sviluppo e la competitività di un sistema territoriale.
Le grandi trasversali di collegamento con le Marche ed i corridoi intermodali dell’Adriatico aprono una porta verso i Balcani e l’Oriente e, insieme al completamento della Orte-Civitavecchia, portano quasi a completamento la trasversale Tirreno-Adriatico, specie se troveranno spazio in futuro la Tre Valli e l’adeguamento della Flaminia. Allo stesso modo l’adeguamento della E45, l’interconnessioni con le dorsali dell’alta velocità, l’infrastruttura ferroviaria regionale di collegamento tra Terni e Perugia, lo sviluppo dell’aeroporto, oltre ad altri interventi di scala subregionale dedicati alla logistica ed alla loro connessione con il sistema ferroviario, rappresentano programmi di intervento fondamentali per ampliare la competitività e la produttività del sistema Umbria.
Le micro e piccole imprese rappresentano il 95 percento dell’universo imprenditoriale con circa 119.000 addetti. Andrà quindi individuata una matrice di interventi valida per esse ma anche per quello più strutturate, che possa avere un profilo strutturale stabile, anche nella dimensione finanziaria, nel corso del tempo e tale da consolidare le aspettative delle imprese. Politiche ed interventi sia in tema di credito che di internazionalizzazione, di digitale che di competenze delle risorse umane sono e debbono essere patrimonio disponibile ed accessibile. La strategia di specializzazione intelligente servirà a definire il profilo della selettività rispetto ai temi di fondo della ricerca e dell’innovazione tecnologica, che anche nella nuova programmazione dei fondi strutturali per il periodo 2021-2027 sarà punto di riferimento per le misure a sostegno della ricerca. Imprese o interi comparti produttivi rischiano di essere marginalizzati in dipendenza degli andamenti e della velocità del progresso tecnologico. Devono quindi essere gestite, in maniera coordinata con il livello nazionale, transizioni e crisi aziendali. In Umbria su questo terreno abbiamo maturato esperienze significative sia nella gestione delle crisi aziendali puntuali, sia nella individuazione di approcci integrati rispetto ai rischi di deindustrializzazione di aree del territorio regionale, come avvenuto per l’area di crisi complessa Terni-Narni.
L’impresa dell’Umbria del futuro – ha osservato ancora Paparelli – ha bisogno di nuovi modelli di organizzazione del lavoro. A fronte di cambiamenti ed innovazioni che dovranno poter indirizzare il sistema verso livelli di produttività più elevati, i contratti di lavoro e le relazioni tra le parti sociali dovranno assumere tratti di prossimità all’impresa, incoraggiando un vero decentramento contrattuale, come si sta sperimentando anche in Umbria, a livello territoriale, di sito e di rete, utile anche ai programmi condivisi di miglioramento della produttività. Un processo che può rappresentare un ulteriore strumento in grado di centrare la sfida della produttività e dell’innovazione, a partire dalle Pmi, per le quali la contrattazione territoriale può diventare una risorsa fondamentale. Uno degli impegni prioritari che possono essere propri di un azione condivisa tra le parti sociali sarà rappresentato dall’attuazione dei contenuti della legge sul lavoro incoraggiando il ricambio o come più efficacemente possiamo rappresentare la “staffetta generazionale”, premiando imprese socialmente responsabili, anche in termini di valore attribuito alle tematiche della sicurezza sul lavoro e delle tutela ambientale. In alcuni settori i nuovi modelli organizzativi comporteranno una riduzione del valore del lavoro, che va contrastato con la capacità di costruire nuove tutele e diritti, anche su scala locale, con politiche attive più veloci che facilitino le transizioni, l’aggiornamento delle competenze e la tutela delle persone specie nei settori non coperti da contrattazione collettiva.
Èquesta la scommessa della nuova Agenzia per il lavoro (Arpal) che partirà dal gennaio prossimo.
Ènecessario essere preparati anche all’impatto dell’automazione, discutendo su cosa fare per attenuare i possibili impatti negativi. Dovremmo immaginare una transizione delle politiche attive del lavoro verso una dimensione diversa che parli a chi è fuori dal mercato del lavoro ed al tempo stesso dia a chi invece del mercato del lavoro è parte, la possibilità di accedere a misure attive di prevenzione o compensazione, come programmi di formazione permanente o programmi di assicurazione sui salari.
Dopo Garanzia Giovani e dopo il programma di politiche del lavoro Umbriattiva, che sta riscuotendo grande successo sia tra i giovani che tra gli adulti disoccupati, con oltre tremila iscrizioni in pochi giorni, daremo una sferzata decisiva alla disoccupazione giovanile, che possiamo e vogliamo abbattere in questo fine legislatura di almeno di un terzo, sui contratti a tempo indeterminato, cui la misura Cresco ha dato un contributo non indifferente. Per questo saranno stanziati 15 milioni di euro, tra reddito di sostegno per la ricerca attiva di lavoro, completamento del percorso formativo necessario all’ingresso nel mercato del lavoro e incentivi all’assunzione a tempo indeterminato”.

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