Terni, Ast: Forcing asiatico sull’acciaio, scatta la “cassa” in azienda

TERNI – La cassa integrazione ci sarà perché in questo momento di particolare congiuntura sfavorevole, diventa inevitabile. E’ quello che, ovviamente, sostiene l’azienda in una nota ufficiale nella quale, spiega per filo e per segno i termini della “cassa” ordinaria e i motivi che hanno indotto Ast ad annunciarla.

Ast sostiene che la concorrenza, sleale dal punto di vista europeo, incide fortemente sulla competitività sui mercati, ma dice anche che è speranzosa per quanto riguarda le misure introdotte da Bruxelles in questi giorni e che scatteranno dal 1 ottobre. Sono misure che includono anche l’Indonesia nell’elenco dei Paesi in via di sviluppo soggetti alle misure di salvaguardia a tutela della produzione europea di alcuni prodotti siderurgici: fogli e nastri di acciaio inossidabile laminati a caldo, fogli e nastri di acciaio inossidabile laminati a freddo. L’Indonesia è una sorta di testa di ponte usata dai colossi asiatici per piazzare sui mercati occidentali acciaio a prezzi più bassi di quelli solitamente applicati. Ora però se i dazi funzioneranno, la situazione di difficoltà dovrebbe rientrare, a meno che non ci siano altre contromosse di Cina e India, in particolare.  

Intanto questo è ciò che sostiene Ast:

La “cassa integrazione ordinaria” è lo strumento al quale diffusamente e abitualmente le aziende italiane fanno ricorso per fronteggiare cali temporanei dei volumi produttivi: a titolo di esempio, l’INPS ha comunicato che nel solo mese di luglio 2019 sono state autorizzate 8.847.531 ore di “cassa integrazione ordinaria” su tutto il territorio nazionale. Anche AST, come molte altre aziende, fa ricorso a questo ammortizzatore sociale ordinario, per il quale vengono regolarmente versati contributi all’ente previdenziale, ogni qualvolta vi siano variazioni significative nel volume degli ordini: è infatti già stata applicata da AST per tre settimane, tra dicembre 2018 e gennaio 2019, e in più occasioni negli anni 2016 e 2017. La “cassa integrazione ordinaria” viene normalmente richiesta per il periodo massimo di validità della autorizzazione rilasciata dall’INPS, pari a tredici settimane, e per il numero massimo di lavoratori ai quali potrebbe essere applicata, senza per questo volere significare che verrà utilizzata in modo così esteso. La recente apertura della “cassa integrazione ordinaria” nasce da esigenze congiunturali quali l’aumento del prezzo del nichel, che ha determinato un momento di pausa negli ordinativi dei Clienti, i quali vogliono vedere che cosa succede nelle prossime settimane: ci auspichiamo che sia qualcosa di transitorio. Ed in ogni caso il ricorso alla “cassa integrazione ordinaria” da parte di AST sarà strettamente correlato alla riduzione del carico d’ordini. Detto tutto questo, l’obiettivo fondamentale di Ast, come di ogni impresa che guardi al futuro, è quello di mantenere e incrementare gli attuali livelli produttivi e occupazionali. Resta da chiarire un punto fondamentale: fino ad oggi il calo degli ordinativi  è stato il frutto di una concorrenza selvaggia, che arriva dai mercati asiatici, dove il costo del prodotto è notevolmente inferiore, a causa del basso costo dei salari dei lavoratori, della totale assenza di costi ambientali e di ogni tipo di tutela a difesa della salute dei dipendenti, nonché degli importanti aiuti pubblici a sostegno della siderurgia. Un segnale positivo, del quale valuteremo gli effetti nei prossimi mesi, arriva in questi giorni da Bruxelles, dove è stato stabilito di includere, a partire dal 1 ottobre, anche l’Indonesia nell’elenco dei Paesi in via di sviluppo soggetti alle misure di salvaguardia a tutela della produzione europea di alcuni prodotti siderurgici: fogli e nastri di acciaio inossidabile laminati a caldo, fogli e nastri di acciaio inossidabile laminati a freddo.

 

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