Amelia, un albero d’ulivo da Gerusalemme per ricordare Igea Frezza Federici

AMELIA – Sarà un albero, un ulivo, a ricordare la figura di Igea Frezza Federici. Lo rendono noto l’amministrazione comunale, la famiglia e il Rotary che hanno organizzato per domani, sabato 3 febbraio alle 11, la cerimonia, di commemorazione del primo anniversario della sua morte. L’iniziativa culminerà nella piantumazione dell’albero, messo a disposizione dalla KKL Italia (Keren Kayemeth Leisrael, il più antico fondo ambientale del mondo, nato nel 1901) nel giardino della nuova scuola materna di Sant’Angelo. Ci saranno i famigliari della Federici il sindaco, la giunta, e numerose personalità. Presente anche la banda musicale di Amelia e le autorità civili e religiose. Igea Frezza Federici, ricorda il sindaco è stata figura di riferimento instancabile per tante generazioni amerine e baluardo a difesa della conservazione della memoria e della storia amerina, sempre aperta al confronto e al dialogo.

Scrittrice, animatrice culturale e intellettuale di spicco della comunità amerina e non solo, la Frezza Federici è stata, fra le altre cose, presidente onorario dell’Unitrè, presidente dell’associazione Convegni Maria Cristina di Savoia, della San Vincenzo de Paoli e presidente onorario del complesso bandistico Città di Amelia e della banda cittadina. Indagatrice della memoria storica, ha speso la sua vita nell’impegno di conservare e custodire le tradizioni cercando di non far perdere le tracce del passato della sua comunità.

La figlia, Maria Caterina Federici, ricorda come appena pochi giorni prima della sua scomparsa nel corso dell’ultima presentazione del suo libro “Le cucine della memoria”’ lei stessa, all’ultimo appuntamento pubblico, si fosse definita una ‘ragazza’ di 90 anni e mezzo. “Una casalinga – dice ancora la Federici – che si occupava di cose scientifiche, da sempre impegnata sul tema della memoria. In ogni sua opera, con la solita sagacia, riusciva a coniugare la riscoperta delle radici locali con i legami storici e culturali”. Di queste sue caratteristiche, sottolinea il sindaco, ne avevano parlato anche molti amici professori, intellettuali nel corso della presentazione del libro autobiografico illustrato all’associazione Umbri a Roma lo scorso autunno, alla presenza dei figli, dei nipoti, del prof. Mario Morcellini e di molti docenti e stimati amici.

Igea scrittrice e prolifica articolista – Igea Frezza Federici è stata autrice di numerosi interventi e articoli su giornali locali e nazionali. Ha curato il “Nuovo Almanacco” di Amelia, ha scritto ‘L’uomo e il paesaggio’, ‘Pagine dall’Umbria’, ‘Gente d’Umbria: uomini d’arme e di penna’,‘Immaginario amerino’ ed è stata curatrice di moltissimi altri libri. Ha anche collaborato con il ‘Messaggero’ e con il ‘Giornale dell’Umbria’ ed è stata attiva nel volontariato di promozione sociale e culturale.

Negli ultimi anni, per circa un quinquennio, scrisse anche per il periodico ambientale d’ispirazione ebraica Karnenu Terra e Popoloper 14 anni sino al 2014, diretto da Daniel Della Seta, giornalista e voce di Radio Rai che ricorda “il piacere di quelle conversazioni  al telefono e l’entusiasmo contagioso dell’autrice ogni qual volta la invitassi a offrire un nuovo contributo per la rivista organo di informazione del KKL. I ricordi sono nitidi – rammenta Della Seta – in particolare sul rapporto di Amelia con i suoi cittadini ebrei. Nessuno o quasi di noi era a conoscenza di questa presenza ebraica nella città umbra, ma l’attenzione e la cura dei suoi articoli, frutto di ricerca e dettagli inediti, hanno permesso la ricostruzione di memorie e di uno scrigno di ricordi che la signora Igea ci ha lasciato come eredità da trasmettere alle nuove generazioni”.

Perché l’albero – Nella tradizione ebraica piantare un albero è simbolo di pace, fratellanza e amore verso la terra, continua e proietta simbolicamente la vita. In maniera analoga un altro albero di ulivo è stato messo a dimora dal Kkl sulle colline di Gerusalemme e si potrà poi alimentare tramite donazioni un giardino, un bosco, un parco o una foresta intitolata alla scrittrice attraverso la donazione di altri alberi nel tempo.

Significato biblico della piantagione – Il calendario Ebraico dedica un giorno all’anno, il 15 del mese di Shevàt alla contemplazione dell’affinità dell’uomo con gli alberi e agli insegnamenti che possiamo trarne. La festività di Tu Bishvat, il Capodanno degli Alberi, significa proprio “15 del mese di Shevat” e simboleggia il ringraziamento per la fecondità della terra anno dopo anno e cade quest’anno il 31 gennaio, in contemporanea con l’anniversario della scomparsa della Frezza Federici.

I componenti principali di un albero sono le radici che lo tengono ancorato a terra e lo forniscono di acqua e nutrienti; il corpo principale composto dal tronco, i rami, le foglie e la frutta che contiene i semi con i quali l’albero si riproduce. Anche la vita spirituale dell’uomo ha le radici, il corpo e la frutta. Le radici rappresentano la fede. Il tronco, i rami e le foglie, i prodotti del nostro intelletto, delle nostre emozioni e del nostro aspetto pratico. La frutta rappresenta la forza di avere influenza sugli altri, di piantare un seme nel nostro prossimo e vederlo crescere e produrre frutti a sua volta. Più di ogni altra festività ebraica, Tu Bishvat si identifica con lo spirito del Fondo per l’Ambiente dove migliaia di alberi vengono piantati in boschi e foreste in Israele, celebrando la natura in tutti i suoi aspetti, come le foreste intitolate a Giovanni Paolo II, a Giovanni XXIII, a Juels Isaac e a decine di protagonisti della vita politica e culturale mondiale che hanno contribuito a costruire ponti e non muri.

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