Narni, a ottobre la 4^ edizione del Festival della Sociologia

NARNI – “Senso e direzioni di senso” è il titolo e anche il tema, in puro stile sociologico, della quarta edizione del Festival della Sociologia che porterà a Narni l’11 e il 12 ottobre molti dei più importanti esponenti a livello nazionale e internazionale. L’edizione verrà presentata il 10 settembre alle 11 in sala del Consiglio comunale con una conferenza stampa di presentazione che per come strutturata dà più l’impressione di un assaggio di conferenza pubblica piuttosto che un appuntamento con i giornalisti.

Comunque sia, sarà certamente un antipasto molto importante per il festival dato che parteciperanno Mario Morcellini, Consigliere alla Comunicazione Sapienza Università di Roma, Franco Moriconi, Magnifico Rettore Università di Perugia, Francesco De Rebotti, Sindaco di Narni, Maria Caterina Federici, Coordinatrice del Festival, Marco Mazzoni, Presidente del Corecom Umbria, Roberto Conticelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Umbria, Barbara Fornari, Università di Perugia e Giorgio Balzoni, già Vicedirettore TG1. A condurre la conferenza stampa sarà il giornalista Michele Cucuzza. 

Dopo i fasti di Luci della Ribalta che ha portato anche quest’anno in città grandi nomi e futuri maestri della musica mondiale, Narni prosegue lungo il crinale delle iniziative di qualità cercando di utilizzarle, magari al meglio, per uscire un po’ fuori dai ristretti limiti comunali.

Gli organizzatori, per spiegare un po’ di cosa si parlerà a ottobre, hanno diffuso un lungo, e anche corposo, comunicato nel quale, usando soprattutto il loro gergo, illustrano la quarta edizione.

“Alla Sociologia italiana non è mancata la capacità di dialogare e interpellare le criticità sociali contemporanee. Basta una rapida ricognizione dei temi, scrutinati attraverso gli argomenti della produzione scientifica, i titoli dei convegni e dei progetti di ricerca e arrivando persino alle innovazioni nei temi e titoli dei curricula didattici.

Selezionando ad esempio punti chiave del rapporto fra Sociologia e Società, quello delle differenze e delle diseguaglianze o quello del ‘Senso’ e della sua testimonianza, si deve registrare una notevole capacità di prossimità al paese e alle sue criticità. Al di là di qualunque spinta autoreferenziale, si evidenzia ad esempio, in questo momento storico, un posizionamento significativamente indipendente rispetto alle grida della politica.

Tuttavia, non possiamo nasconderci limiti e inadeguatezze in termini di tematizzazione che chiedono un’autocritica di sensibilità e tempestività. Un punto chiave è certamente il ritardo nello studio del clima culturale e comunicativo contemporaneo improntato all’individualismo e conseguentemente al populismo, potenziato dall’aumento di centralità dei media digitali e dei social.

Una questione decisiva, oggi, perché esprime eloquentemente l’affermazione di visioni del mondo e immaginari nuovi, segnando un’equivocabile frattura con le culture politiche e sociali tipiche dell’Italia del passato anche recente. Tutto questo necessita di una scienza sociale capace di leggere i processi di mutamento, e dunque non dimentica del vincolo etico in forza di cui lo statuto delle nostre discipline si fonda proprio sulla dottrina del cambiamento.

Eppure, non mancavano ricerche e dati sulla deindustrializzazione, la riclassificazione delle classi sociali e soprattutto del ceto medio, così come non sono scoperte recenti le differenze di genere, l’invecchiamento della popolazione e la “crescita zero”.

Era impensabile che l’impatto di queste dimensioni, in un contesto di globalizzazione delle reti comunicative, non comportasse trasformazioni radicali, ma questi temi non sono stati adeguatamente tematizzati dalla nostra comunità scientifica, perdendo la possibilità di cogliere in tempo reale la geografia dei mutamenti identitari, quella dei nuovi beni relazionali e gli inediti bisogni individuali gratificati dalla comunicazione, in un contesto di progressivo degrado delle relazioni primarie e della stessa partecipazione sociale.

Diventa dunque centrale interrogarsi sull’impatto delle tecnologie sulla nostra vita e sulla stessa “costituzione sociale” degli individui già a partire dall’età della formazione. Il tema della quarta edizione “Senso e direzioni di senso”, rimanda alla necessità del confronto della disciplina con i nodi critici dell’organizzazione sociale che mettono in discussione la stessa comunità umana: caos climatico, intelligenza artificiale, irrisolta ed anzi aumentata disuguaglianza.

La fine delle grandi narrazioni non è propriamente una fine, bensì una trasfigurazione del presente che guarda al “buon tempo antico”, con il rischio di perdere il senso della direzione. La direzione di senso delle nostre comunità si è frammentata in una cultura frattale dell’essere insieme. La sfida del momento, per usare una espressione di Bauman è dunque quella di trovare un nuovo senso, progettando un’unione che includa ricchezza e povertà, semplicità e complessità, antico e contemporaneo, territori e socialità.

Il primato delle emozioni ha comportato una messa in crisi della moralità e della legge: il Festival cercherà di capire, e non soltanto di fotografare, la realtà sociale contemporanea, cogliendo un battito di ali che potrebbe cambiare le attuali condizioni storiche rifacendosi alla teoria dell’effetto farfalla. Come negli anni passati, la conferenza stampa cercherà di evitare l’autoreferenzialità di vantare ciò che facciamo, dialogando con pochi giornalisti e studiosi di diversa provenienza sulle attese nei confronti della Sociologia oggi, non risparmiando giudizi sull’adeguatezza della presenza sociologica nel dibattito pubblico e sulle eventuali criticità.

Obiettivo di queste iniziative deve essere quello di sollecitare una più adeguata attenzione dei media anche in forza di uno sforzo di apertura al territorio regionale e alla città di Narni che ospita il Festival”.   

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