Narni / Antonio Fresa torna in libreria con “Nea-polis. Ovvero contro l’ovvietà del presente”

NARNI – Esistono tanti modi per raccontare, da espatriato, la propria terra d’origine. Limitarsi a ripercorrere le memorie del proprio passato, con uno sguardo nostalgico e disincantato, è forse la via più semplice, ampiamente sperimentata dalla letteratura. Antonio Fresa, napoletano di nascita ma narnese d’adozione, sceglie invece la strada più tortuosa, e meno ruffiana. È disponibile in libreria da lunedì “Nea-polis. Ovvero contro l’ovvietà del presente”, il nuovo libro di Fresa, alla sua seconda prova da scrittore. Nel 2016 aveva pubblicato la raccolta di racconti “Delitti esemplari nel Bel Paese”, fresco questi giorni di un riconoscimento importante. Il libro è stato infatti inserito nella rosa dei finalisti del Premio Melagrana.

Questa volta l’autore partorisce un libro totalmente diverso, difficilmente definibile. In un’epoca in cui appiccicare etichette è un mestiere sempre più diffuso, “Nea-polis” sfugge da qualsiasi possibile categorizzazione. Forse, come suggerisce l’autore nelle pagine introduttive, conviene provare a dire ciò che questo libro non è. Seppur fortemente legato alle esperienze e scelte di vita compiute, l’opera si allontana in modo radicale dai canoni classici dell’autobiografia. I racconti, gli aneddoti, i ricordi delle persone care si intrecciano con riflessioni sul presente e sugli scenari che sembrano prospettarsi. Non è, insomma, un libro su Napoli. Si tratta, semmai, di un libro che procede con Napoli.

Sulla scia di uno spettacolo teatrale portato in scena l’anno scorso, Fresa sembra guardare il mondo a partire da Napoli. In questo senso, la città si configura come la cerniera tra la traiettoria personale dell’autore e l’attuale momento storico in cui, commenta Fresa, “la chiusura vince sull’apertura e la prospettiva storica va smarrendosi”. Ciò che fa l’autore nel testo non è altro che dare seguito al monito di sua zia che, pure d’inverno, suggeriva di aprire le finestre per “far cambiare l’aria”. Un avviso banale che, per Fresa, “diventa un invito costante a rivedere le cose e a proiettarsi al domani”, smontando pregiudizi, illusioni e retoriche di varia natura.

Il capoluogo campano è, agli occhi di Fresa, il simbolo perfetto dei tempi attuali. O meglio, avere a che fare con Napoli consente di avere un faro puntato sul mondo: illuminante, ma anche cinico se necessario. Con lo sguardo critico che lo contraddistingue, frutto della sua formazione filosofica, Fresa riflette su se stesso e su ciò che lo circonda, mettendo insieme tasselli che finiscono per comporre un variopinto mosaico della città. “Napoli ti costringe a fare i conti con la storia – ha raccontato l’autore a Cronache24 – È una città sempre nuova, ma allo stesso tempo ancorata al suo passato”. Questa sua duplice veste fa di Napoli un luogo privilegiato per osservare la realtà attuale, i fenomeni che la caratterizzano, le ansie che la attraversano. “A Napoli gli estremi convivono, non si annullano. Tradizione e prospettiva, alterità e identità, miseria e nobiltà. Questa sua capacità di rinnovamento continuo la rende oggi un presidio rispetto alle logiche del sovranismo, della chiusura”, ha spiegato ancora l’autore.

Lorenzo Di Anselmo

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