Narni, Corsa all’Anello, preoccupano futuro, scuderie e campo di gara, Pacciaroni: “Innovare e rilanciare”

NARNI – La pandemia ha scosso dalle fondamenta la Corsa all’Anello. Dopo 52 anni di attività, lo stop imposto dal virus ha messo in luce due fatti: Il primo è che la manifestazione manca molto ai narnesi, ma questo si sapeva, e il secondo è che c’è bisogno di ripensarla. La stessa idea che ha il nuovo assessore alla Corsa all’Anello, Tiziana Pacciaroni che traccia le linee guida: “Un evento, perché di questo si tratta, che mantenga le sue radici ma che sia anche in grado di innovare, come per esempio si sta facendo con i workshop, che possono anche garantire nuovi introiti. Il tutto tenendo conto che c’è bisogno di innalzare il livello generale”.

La Pacciaroni ha una sua convinzione: “E’ dai momenti di difficoltà che si devono trarre stimoli e idee per ripartire, questo è uno di quelli. E’ un’occasione per crescere. La Corsa è ferma dal punto di vista delle iniziative che abbiamo sempre conosciuto perché il covid non ci permette di svolgere il consueto programma – precisa – ma è questo il momento per ripensarla. Anche terzieri ed ente corsa credono che sia giunto il momento di riflettere a fondo”. E non è solo dagli ambienti della festa che emerge questa necessità. La città, e soprattutto la larga fetta di appassionati, chiedono ormai un ripensamento per quello che è l’evento clou dell’anno e non solo.

“No, infatti – conviene la Pacciaroni – la Corsa all’Anello è molto importante anche per l’economia del centro storico. Ci sono numerose attività che puntano su di essa e grazie ad essa danno anche posti di lavoro. Questo è un patrimonio che non dobbiamo perdere e che anzi dobbiamo riuscire a mettere a frutto per dare anche garanzie alla Corsa all’Anello. Ora – annuncia – è il momento di erigere il cantiere. Penso anche ad una sorta di stati generali dove discutere del futuro e di incontri tematici per parlare della manifestazione”. E fra i progetti che bollono in pentola rispunta fuori quello della scuderia unificata. Un’idea nata quasi 30 anni fa e che dopo un iniziale entusiasmo si era persa nei cassetti. Il tema dei costi delle tre scuderie di Mezule, Fraporta e Santa Maria è in questo momento davvero scottante ed è il motivo per il quale si torna a parlare di scuderia unica.

Senza gli introiti delle osterie, coprire 40-50mila euro all’anno per ciascun terziere è diventato impossibile. “L’idea è quella di creare un centro unico – dice l’assessore – ci si sta già lavorando ma è chiaro che dovrà essere una struttura che produce in termini di attività e di risorse”. Lo dice, la Pacciaroni, anche per fugare le preoccupazioni che serpeggiano in città sul rischio di mettere insieme tre debolezze senza farne una forza. Su questo il dibattito è aperto, ma ci sono anche altri motivi di preoccupazione e, per certi versi, di scontro. Non tutti i terzieri sposano in pieno la linea dell’ente Corsa e soprattutto generano forte preoccupazione le condizioni del nuovo campo di gara.

Senza competizioni e senza manutenzioni praticamente da prima dello scoppio della pandemia, l’ex antistadio San Girolamo, consegnato dal Comune all’ente, è ridotto ai mini termini. Erba incolta e secca, strutture lasciate a se stesse, pista da rifare completamente. Quantificare i costi per rimettere in moto la macchina è davvero complicato ma difficile pensare che si stia sotto i 30-40mila euro, per essere ottimisti. Costi che non sarà facile coprire ma che si sarebbero certamente contenuti se si fosse fatta almeno la semplice manutenzione ordinaria.

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