Narni, Covid: parte il piano per superare lo choc da lockdown

NARNI – Coinvolge oltre 200 studenti del liceo Gandhi di Narni e 30 associazioni del territorio comunale il progetto “Noi ci siamo” lanciato dall’assessorato alle politiche sociali del Comune di Narni e presentato stamattina nell’aula multimediale del Digipass di Palazzo dei Priori. Il progetto è partito oggi con la fase teorica nella quale il Comune e la direzione didattica del Gandhi illustreranno agli studenti delle quarte e quinte superiori le tante possibilità offerte dall’alternanza scuola-lavoro declinata però, per la prima volta, nell’impegno sociale dopo scuola.

L’assessora alle politiche sociali del Comune, Silvia Tiberti, ha sottolineato che “Noi ci siamo” è una prima esperienza pilota assoluta in Umbria che punta a cercare di coinvolgere i giovani nel rapporto con gli anziani, attraverso le associazioni che a vario titolo a Narni si occupano di sociale. Le oltre 30 realtà associative che hanno aderito al progetto del Comune e del liceo Gandhi sono infatti specializzate nei vari settori dell’assistenza ai più deboli, al sostegno per le cure dei malati, agli aiuti reciproci attraverso le banche del tempo ma anche nel campo della Corsa all’Anello essendo coinvolti anche i tre terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria.

L’idea, ha spiegato l’assessora, è quella di dare la possibilità ai ragazzi e alle ragazze di conoscere le associazioni e di offrire parte del loro tempo libero nei settori che prediligono. La seconda fase sarà tarata sulle esperienze pratiche con i ragazzi che potranno, una volta scelta quella a loro più congeniale, fare esperienze dirette nelle associazioni. La pandemia, ha sottolineato sempre la Tiberti, ha inciso profondamente sulle persone, in particolare sugli adolescenti e sugli anziani.

“Noi ci siamo” vuole dare un contributo per affrontare i problemi sorti, che vanno dall’isolamento, alle problematiche psicologiche fino alle numerose altre sfaccettature che ha prodotto il distanziamento personale. Le lezioni teoriche saranno, proprio a tale proposito, supportate da psicologi, medici, assistenti sociali e altre figure che lavorano in questi specifici settori e puntano a far riavvicinare giovani e anziani e a cercare di ricostruire un tessuto relazionale utile, virtuoso e che possa dare prospettive anche per il futuro.

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