Narni, E’ il giorno di San Giovenale: La città si aggrappa al patrono per ricordare la sua gloriosa storia

NARNI – Alle 11 nella cattedrale dedicata al patrono, il vescovo di Terni, Narni e Amelia, mons. Piemontese, ha celebrato  la messa in onore di San Giovenale, uno degli appuntamenti più sentiti e importanti di questa giornata speciale che unisce la comunità narnese da secoli, da quando Narni era città importante, sede vescovile, snodo cruciale lungo la grande Flaminia, incrocio di nobili, leggendari condottieri, abili mercanti e artigiani, raffinati politici e intellettuali, una Narni, insomma che oggi non c’è più, una Narni colpita dallo spopolamento, come gran parte dei centri storici italiani, stravolta nel suo tessuto sociale e culturale dall’avvento delle grandi fabbriche che hanno portato effimero benessere finché in vita e più di qualche problema ambientale ed economico dopo la loro dipartita, anche se oggi le nuove fabbriche, più moderne e attente, rappresentano, almeno alcune di esse, un fattore di sviluppo.

Ma quella Narni che fu, giacente tra i soporiferi ricordi narrati dai libri, sempre vivente sottotraccia finché le generazioni riusciranno a tramandarsene qualche brandello di storia, ogni anno, almeno durante la Corsa all’Anello, riemerge prepotente. E’ allora, fra il 2 e il 3 di maggio, che la città antica ritorna attraverso i personaggi in costume che ne rievocano storie, vicende, tradizioni e splendori.

Ieri l’Offerta dei Ceri sempre in cattedrale, oggi la messa con il vescovo, che rappresenta il patrono, la processione e la Corsa all’Anello storica in Piazza dei Priori, rinsaldano il legame fra i narnesi e San Giovenale.

La chiesa è stata completamente riempita da tantissima gente, oltre 2mila persone che, come sempre, e forse quest’anno di più, hanno gremito la cattedrale del santo Giovenale. Il clero, al gran completo, i doni delle parrocchie del territorio, le autorità schierate in prima fila, i costumanti, entrati dal portone principale e posizionatisi a fondo navata, come sempre, ma soprattutto la gente, i giovani, i meno giovani, le famiglie con tanti bambini, la città, insomma che porta se stessa a testimonianza dell’attaccamento a San Giovenale, che non è solo un fatto religioso.

Lo ha detto anche il vescovo, sottolineando che la devozione al patrono, a Narni, ma probabilmente non solo, va oltre i confini della fede. Mons. Piemontese nella sua omelia è stato ficcante e preciso. Ha ricordato, forse non a caso, le origini cartaginesi di Giovenale, ha sottolineato che fu lui, medico, il primo vescovo della città e che il busto d’argento che oggi si porta in processione fu donato dal Comune alla Chiesa come riconoscenza per l’intercessione di San Giovenale in occasione di un violento terremoto. Fu lui, si riteneva, a salvare la città dalla catastrofe. «Anche ai nostri giorni, in un clima particolarmente di sospetto, di chiusura e di strisciante xenofobia – ha detto mons. Piemontese –   la nostra comunità ha il dovere di promuovere la cultura dell’accoglienza per una legge del contrappasso, in una forma di restituzione per quanto ha ricevuto dal suo Santo patrono Giovenale, venuto dall’Africa».

A fine messa la processione accompagnata da tanti fedeli e autorità e vista anche dai tantissimi turisti che stanno arrivando a Narni in questi giorni. Il santo patrono anche stavolta ha avuto i suoi giorni di gloria, ricordando che la Corsa all’Anello non è una mascherata da paesello della domenica, è soprattutto recupero, rievocazione e trasfigurazione di una comunità che in questi giorni e grazie al suo santo, riacquista quella dignità di popolo che la modernità con la sua fretta di cancellare tutto rischia di far sparire definitivamente. Ma senza radici una città finisce inesorabilmente, diventa un non luogo e pian piano muore.

Lo sanno bene gli oltre mille narnesi che ieri sera, 2 maggio, hanno presenziato, come sempre, all’Offerta dei Ceri, forse la più importante cerimonia rievocativa di tutta la Corsa all’Anello, il momento più alto dove non solo i fedeli ma tutta la città si stringe in una manifestazione che ricorda e ripropone i riti della comunità antica. Peccato che qualcuno in costume, soprattutto, duole dirlo, dalla parte delle autorità, non abbia ancora oggi compreso a pieno, dopo tanto dire, il significato dell’Offerta e si sia lasciato andare a sorrisini e atteggiamenti non sempre adeguati all’occasione.

Forse è necessario rivedere e approfondire tutta la cerimonia, magari studiandonde formule più articolate, coinvolgenti e approfindite dal punto di vista storico e religioso che eliminino il pericolo della superficialità e della ripetizione routinaria e facendo in tal modo comprendere di più a tutti il significato della rievocazione.  Ma oggi è il giorno del santo e la città fa festa.    

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