Narni, gran galà e grande musica: Luci della Ribalta illumina la città

NARNI – Il pubblico? Quello delle grandi occasioni, lo scenario? Il chiostro di Sant’Agostino, affascinante e perfetto. L’organizzazione? ineccepibile, sia come logistica che come ospitalità. I musicisti? Di livello assoluto, talmente bravi da entusiasmare gli spettatori con le mani spellate al termine del concerto, a furia di batterle e chiedere bis.

Il gran galà di Luci della Ribalta tenutosi ieri sera, martedì 27 agosto, è stato un trionfo, ancora migliore di tutti quelli registrati nelle scorse edizioni, forse il più bel concerto di musica classica degli ultimi 20 anni. Anais Lee, la direttrice artistica, colei che ha creato con la sua genialità Luci della Ribalta, assolutamente perfetta. E semplice, con quella semplicità che solo i grandi personaggi possono avere e che sono grandi anche per questo. 

Siparietti a non finire. Ha iniziato il sindaco Francesco De Rebotti che per salutare Luci della Ribalta ha dedicato una poesia alla Lee, la quale commossa e con le lacrime agli occhi ha abbracciato De Rebotti fra gli applausi del pubblico. E poi la cantante lirica spostata e caricata come fosse una bambola, messa davanti all’orchestra, e poi ancora le interpretazioni meravigliose di grandi pezzi dei Metallica in chiave classica, l’Abel Quartet, il clarinetto di Aron Chiesa, un mostro sacro nonostante abbia da poco superato i 20 anni di età, non di carriera.

Le mirabolanti esibizioni del russo Yuri Zhislin che prima scherza con gli orchestrali, fermandosi e ripartendo mentre suona e poi li invita ad un brano eseguito solo pizzicando i violini e gli altri strumenti a corda. Proprio Zhislin è stato uno dei massimi protagonisti, un talento incredibile che ha diretto, insieme all’altro maestro, Alessandro Viale, l’orchestra del nono International Festival Luci della Ribalta. Un’orchestra fatta da autentici e cristallini talenti, tutti giovani.

Gente che è già davanti alla porta del successo e che fra pochi anni sarà al vertice della musica mondiale. Luci della Ribalta ha suggellato così, con il Gran Galà, un’edizione senza precedenti e nonostante il fatto che Anais Lee si schermisse alla vigilia, ha segnato senza dubbio una sorta di spartiacque, tra il prima e il dopo. Tutti si sono accorti, e non solo a Narni, che Luci della Ribalta è qualcosa che va oltre i confini cittadini.

I musicisti provenienti da 23 paesi di tutti i contenenti, ne sono solo la conferma, ma il suggello viene dalla qualità della musica, dal valore degli artisti, dal garbo, come ha sottolineato De Rebotti, con il quale la Lee e i suoi “discepoli” si muovono in città. Un’educazione e uno stile figli del talento e di certi modi di vivere la musica e interpretare la vita.

Nessuno, forse, lo dirà mai apertamente, ma Luci della Ribalta per Narni è anche un po’ didattico, una sorta di esempio con i ragazzi educatissimi che girano per la città e per i locali portando ventate di multiculturalità fra le vie e le piazze del centro storico dove risuonano lingue di ogni angolo del pianeta.

Con la compostezza e il sorriso della direttrice e dei suoi collaboratori. Mai una volta che qualcuno di loro passi senza salutare o rivolgere una parola a chiunque. E poi quelle musiche che escono dai muri antichi della città come un sottofondo in filo diffusione nel cui contesto si è incastrato quest’anno alla perfezione l’inserto dedicato ad Alvinio Misciano e alla sua storia di cantante.

Il tenore partito da Narni che ha emozionato il mondo è stato ricordato da Marco Piantoni, colui che lo ha riscoperto e riproposto alla città, riportandolo idealmente a casa e facendogli intitolare anche una sala del teatro. Proprio in quella sala gli è stato dedicato un pomeriggio che ha unito idealmente la sua musica con quella del festival. E’ un filo rosso che Narni può percorrere senza paura di sbagliare.

Massimiliano Cinque       

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