Narni, in libreria arriva “Tuttofumo”, il nuovo libro di Eugenio Raspi

NARNI – Una ciminiera, una coltre di fumo che si confonde con le nuvole. E poi una sagoma: cammina verso la ciminiera o si allontana da essa? L’immagine in copertina del nuovo libro dello scrittore narnese Eugenio Raspi è piuttosto evocativa, e fa capire subito in quale mondo il lettore sarà catapultato: quello del lavoro e delle molteplici contraddizioni che ne derivano. Un argomento che Raspi ha già affrontato nel suo esordio letterario di due anni fa, “Inox”, romanzo che ha ottenuto diversi riconoscimenti letterari a livello nazionale: vincitore del Premio Giuria Tecnica Massarosa e del Premio Fulgineamente; finalista al Premio Calvino, come Libro dell’anno di Fahrenheit, al Premio John Fante, al Premio Biella Letteratura e Industria. Il nuovo libro, “Tuttofumo”, è in libreria dal 4 luglio, edito, come il primo, da Baldini+Castoldi. “Il fatto che una casa editrice così importante – ha raccontato Raspi a Cronache24 – abbia voluto di nuovo pubblicare un mio lavoro mi riempie di soddisfazione”.

Dopo Inox, e la risonanza nazionale che ha ricevuto, per Raspi non è stato facile tornare a scrivere. In quel libro, l’autore aveva scelto di parlare di un mondo che conosceva bene, avendoci lavorato per molti anni fino al recente, forzato, esubero: l’acciaieria di Terni, con annessi licenziamenti, tagli del personale, cambi di proprietà vissuti sulla sua pelle e su quella dei protagonisti del romanzo. Un tema caldo, quello del lavoro, ma difficile da trattare senza retorica, come invece Raspi era riuscito a fare. Per costruire la nuova storia, ha deciso di guardare ancora dentro se stesso e fuori, ricercando nella sua vita quotidiana, oltre che nel suo trascorso personale, gli stimoli e l’ispirazione per un nuovo racconto. Raspi, narnese fino al midollo, ha così costruito una storia ambientata nei luoghi con cui ha da sempre familiarità, mettendo in fila, uno dopo l’altro, personaggi, vicende, rapporti umani.

Il tema portante torna a essere quello del lavoro, ma, rispetto a Inox, la prospettiva cambia, e quindi anche gli scenari che si aprono. Non più il punto di vista interno di chi si affanna tutti i giorni tra siviere e carroponti sperando di non perdere il proprio posto di lavoro, bensì lo sguardo esterno di chi, quella ciminiera, la vede più come un intralcio che come un’opportunità. Il protagonista è Luca, un giovane studente dell’alberghiero che, come la sorella maggiore, non ha ancora le idee chiare sul suo futuro, tranne una: dentro quella fabbrica proprio non ci vuole finire. Tutto questo mentre il padre operaio in quell’industria vuole restarci a tutti costi, nonostante le sicurezze di un tempo siano ormai un ricordo sbiadito.

Il risultato è una battaglia generazionale, faticosa, perché incerta, da entrambi i lati. Il padre, ancorato a un’idea forse fin troppo “romantica” di fabbrica, vuole proseguire la tradizione; i figli, già da tempo, rivolgono altrove speranze e ambizioni. Non può essere, allora, una semplice contrapposizione familiare. A fronteggiarsi sono, invece, due idee di mondo, di futuro, della società che stiamo costruendo. Vale la pena, si chiede Raspi tra le righe, puntare su questi luoghi o no? Occorre restare e combattere pure una battaglia che pare già persa o meglio cercare rifugio, protezione, successo da altre parti, magari in posti in cui ciminiere così “ingombranti” non ci sono, o sono meglio nascoste, meno imponenti?

Pur raccontando un mondo che quotidianamente vive, Raspi riflette in realtà su una condizione che accomuna molti luoghi del nostro Paese, perlomeno quelli che, da secoli, si reggono su economie industriali un tempo garanzia di occupazione e adesso protagoniste di un declino che sembra inarrestabile. L’Italia può farcela a costruire un’economia senza la fabbrica? Senza quella ciminiera che, nonostante tutto, da decenni dà da mangiare a una comunità intera, è possibile per i giovani trovare un lavoro, imprimere il loro marchio su realtà locali così fragili? È una sfida che, giovani e meno giovani, devono affrontare, non sempre senza contrasti, perché ciò spesso significa rimettersi in gioco, abbandonare presunte certezze, ricominciare altrove. Intanto, la ciminiera continua a fumare.

Lorenzo Di Anselmo

 

 

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