Narni, Liliana Segre cittadina onoraria, un ricordo anche per Geppino Micheletti

NARNI – Il Consiglio comunale di Narni ha votato giovedì mattina, 9 gennaio, all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre. Nelle motivazioni contenute nell’ordine del giorno proposto dal sindaco, Francesco De Rebotti, e dal presidente del Consiglio, Giovanni Rubini, si m spiega che il Consiglio riconosce “l’assoluto valore, per la coscienza civile della popolazione narnese di tutti gli italiani, della testimonianza di vita della senatrice Segre e le sue testimonianze e i suoi altissimi meriti nel campo sociale”.

L’atto è stato portato in Consiglio dopo che la commissione Pari opportunità, tramite la presidente Maria Cristina Angeli, lo aveva sottoposto, dopo l’approvazione, all’attenzione del sindaco e del presidente del Consiglio comunale chiedendone il voto in assemblea. “E’ un atto non formale ma di assoluta sostanza – dichiara il presidente Rubini – che riconosce l’alto valore morale e sociale della senatrice Liliana Segre e conferma i saldi valori morali della comunità narnese, testimoniati, cosa molto importante, anche e soprattutto dal voto unanime registrato in Consiglio”.

Il M5S rivendica –  Sull’iniziativa una nota dei Cinquestelle afferma che la cittadinanza onoraria “ha anche la firma umbra e nello specifico della nostra Senatrice Emma Pavanelli, cofirmataria e membro della commissione stessa che commenta così:  “Tolleranza, valori, diritti delle minoranze, il rispetto del pensiero e un confronto più umano sono la base su cui è fondata la nostra democrazia, la base della nostra umanità”.

Stiamo vivendo un momento storico molto delicato in cui odiare tutto e tutti sembra diventato troppo facile. Nonostante i social media, i monitor dei nostri cellulari, dei nostri computer, ci abbiano avvicinato, tanto da poter inviare istantaneamente un messaggio dall’altra parte del mondo, lo sgretolarsi dei rapporti umani é evidente,  spesso infatti non riusciamo a parlare con chi abbiamo difronte: leoni davanti ad una tastiera e pecore guardando l’altro negli occhi.

Ascoltando il discorso all’Umanità di Charlie Chaplin non ci sembra scritto nel 1946 ma pochi giorni fa, non sembrano passati quasi 80 anni ma pochi giorni parole che riecheggiano attuali più che mai siamo in un mondo che va avanti alla velocità della luce.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto”.

I giardini alla memoria di Micheletti – Saranno invece intitolati alla memoria del dott. Geppino Micheletti i Giardini del Pesce di Porta Ternana. Lo ha deciso il Consiglio comunale che, sempre giovedì mattina, con voto unanime ha dato mandato al sindaco e alla giunta di dare seguito all’iniziativa per onorare la memoria di un eroe della Seconda Guerra mondiale. La decisione ha mosso dalla volontà del Consiglio di rendere omaggio ad un figura che nel dramma della guerra si distinse particolarmente in un episodio in cui Micheletti, pur colpito da un immane dramma personale, continuò a prestare soccorso ai tanti feriti provocati da una serie di esplosioni.

La storia del dott. Micheletti – Geppino Micheletti fu un chirurgo pluridecorato che affrontò alcuni dei più drammatici eventi che caratterizzarono la storia italiana dalla fine degli anni trenta sino al secondo dopoguerra. Le sue grandi qualità ne fecero un modello intramontabile per la storia della medicina contemporanea italiana. La figura di Geppino Micheletti è legata all’episodio delittuoso dello scoppio di alcune cariche esplosive marine che nella domenica del 18 agosto del 1946 sulla spiaggia di Vergarolla a Pola fece molti morti e feriti.

Questo tragico evento segnerà per sempre la sua vita. Infatti quando lui era chirurgo all’ospedale di Pola, dovette intervenire per operare centinaia di feriti per quella grande esplosione, che oltre a procurare oltre un centinaio di morti, dilaniò tantissimi giovani presenti quel giorno sulla spiaggia per celebrare un evento sportivo e festoso e che invece si tramuto in un’immane tragedia. Micheletti, mentre operava senza tregua le persone coinvolte nell’esplosione, dovette vivere anche una grande disgrazia personale, poiché tra i corpi dilaniati riconobbe prima quelli di un suo figlio ormai deceduto, poi dell’altro ancora in vita, ma irreparabilmente compromesso ed a cui dovette anteporre la salvezza di altri feriti che potevano essere ancora salvati.

Nonostante avesse perso nell’esplosione i figli Carlo e Renzo, di 9 e 6 anni, oltre al fratello e alla cognata, per più di 48 ore consecutive non lasciò il suo posto di lavoro fino alla cessazione dell’emergenza. Soltanto dopo si recherà a casa a consolare l’affranta madre dei suoi bambini, Iolanda Nardini, deceduta a Trieste nel 2007 all’età di 99 anni. Per questo suo encomiabile gesto di umana pietà ed elevata etica professionale il dott. Micheletti è assurto a simbolo degli alti valori morali e dell’altissimo senso civico della gente istriana ed il suo ricordo resta indelebile nella memoria dei cittadini di Pola.

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