Narni, San Giovenale: La pioggia ferma la processione, folla in cattedrale

NARNI – La città si era vestita con i panni della festa e i costumi della tradizione medievale per vivere intensamente, come ogni anno, il giorno di San Giovenale. Purtroppo la pioggia battente che ha cominciato a scendere da metà mattinata di oggi, 3 maggio, quei costumi li ha bagnati ed ha bagnato anche quelli del vescovo, dei parroci, dei costumanti, delle autorità civili e dei bambini che avevano composto la sfilata per la tradizionale processione in onore del santo. Il corteo che portava in giro per la città il busto di San Giovenale ha dovuto però accorciare moltissimo il tragitto. La pioggia insistente ha infatti sconsigliato di proseguire da Piazza Garibaldi verso Piazza dei Priori dove c’era anche già pronta la pista in terra per disputare la corsa all’anello storico in programma oggi pomeriggio, tempo permettendo.

Il corteo era uscito dal portone della cattedrale che si affaccia sugli scaloni e si era diretto verso Piazza Garibaldi. Da lì era risalito per l’Arco Romano dove aver costeggiato la fontana del ‘500, fresco di restauro. Una volta arrivati alla fine dell’Arco però al vescovo e ai parroci è stato palese che così non si potesse continuare. Mons. Piemontese e don Sergio Rossini , parroco di Narni, hanno dovuto così prendere l’amara decisione di sospendere la processione e ritornare in tutta fretta in cattedrale dove dopo la benedizione da parte di Piemontese la gente se n’è andata a casa. Non è la prima volta che succede, che cioè il giorno di San Giovenale venga a piovere e in un certo senso i narnesi ci sono un po’ abituati, anche se negli ultimi anni non era mai successo. per la cronaca comunque la mattinata è riuscita perfettamente, processione a parte, con una chiesa stracolma come sempre e una partecipazione dell’intera città alle celebrazioni liturgiche da parte del vescovo di Terni, Narni e Amelia.

L’omelia del vescovo – In cattedrale monsignor Piemontese ha ricordato che “i gesti di devozione a San Giovenale devono tramutarsi in espressione di una ben più profonda adesione ai valori e agli insegnamenti del vangelo come norma di vita, che porta anche noi ad essere santi”. Forte è stato poi il richiamo alla concordia e rispetto nella chiesa, nella società civile, in un cammino di fede verso la santità nella quotidianità della vita sull’esempio di san Giovenale, defensor civitatis, pastore che si prende cura di tutto il popolo e che invita ad essere testimoni cristiani nel mondo di oggi: «La cattedrale gremita non manifesta solo la devozione per il santo patrono – ha detto il vescovo Piemontese nell’omelia – ma rinnova l’unione dell’antico e valoroso popolo narnese, credente e devoto, il rafforzamento della identità cittadina, che ha le sue radici nell’azione civile e pastorale del santo vescovo Giovenale, nelle tradizioni cristallizzate negli statuti cittadini e nelle consuetudini, che vengono rinnovate per l’impegno e la dedizione di tanti narnesi veraci e generosi.

Questa comunità cristiana ha sperimentato nella storia ed anche oggi il patrocinio e la protezione di san Giovenale. Molti di noi, singoli e famiglie, hanno compiuto il gesto devoto di accendere un cero di ringraziamento sulla tomba del santo per la vicinanza sperimentata di san Giovenale. Siamo fieri ed orgogliosi di essere della sua stirpe e famiglia. Ma ciò non basta. Non è sufficiente una preghiera fugace, un cero devoto, un passare veloce accanto alla tomba del Santo. Sono segni di una devozione, ma che devono tramutarsi in espressione di una ben più profonda adesione ai valori e agli insegnamenti di san Giovenale: il Vangelo come norma di vita, che porta anche noi ad essere «Il messaggio di san Giovenale di quest’anno – ha concluso il vescovo – ci viene ricordato da Papa Francesco: possiamo trovare serenità, benessere, vera gioia nella ricerca della santità, in una vita santa».

Ed infine l’augurio di padre Piemontese alla comunità narnese e alla città: «Ognuno, secondo le proprie responsabilità competenze possa guidare il popolo che gli è affidato, proteggendolo dagli innumerevoli lupi rapaci. Che ciascuno di voi, l’intera città e la comunità cristiana, alla scuola di san Giovenale possa sperimentare la concordia e la gioia, riservata a coloro che si sforzano di diventare santi, discepoli di Gesù».

Non è un mistero che San Giovenale sia un simbolo che va oltre la fede cristiano-cattolica, è una figura emblematica che resiste nei secoli, che è vissuta dagli anziani, dagli adulti e dalle giovani generazioni come un elemento di riconoscibilità e di appartenenza alla comunità. La canzone in suo onore è cantata da sempre anche dai bambini che la imparano nelle scuole, l’inno di San Giovenale non è un rituale religioso necessario è una specie un inno della città. Per le vie e le piazze del centro storico, durante la Corsa all’Anello, è facile ascoltare giovani e meno giovani che la intonano e non meno facile è ascoltarla durante le notti della festa quando i ragazzi e le ragazze di Narni tirano fino a tardi e dagli scaloni della cattedrale intonano l’inno a notte fonda. Persino i contradaioli dei tre terzieri, rivali acerrimi durante la Corsa all’Anello, trovano un momento di “pacificazione” nel cantare l’inno di San Giovenale. “Benigno guardaci dal ciel tua sede, in pace serbaci nutri la fede, su Narni vigila, sui figli tuoi, San Giovenale prega per noi”, è il ritornello più conosciuto da secoli, è un’invocazione alla protezione e alla benevolenza da parte del patrono, per tutta la città e non solo per la comunità di fedeli.

Il 3 maggio – E’ la preparazione al grande giorno del 3 maggio, il giorno di San Giovenale, durante il quale ognuno si prepara a modo suo, con pranzi che riuniscono le famiglie e gli amici, con passeggiate lungo il centro storico, dove vedi il contradaiolo orgoglioso di portare la casacchina del suo terziere senza curarsi se per una volta l’abito non è di quello dei tempi moderni, se ne va tranquillo in giro senza alcuna vergogna, tutt’altro. Ci sono i turisti, tanti perché la bella stagione invita alle gite, che sgranano gli occhi guardando le bandiere affisse alle finestre, i fiori sui balconi per ingraziarsi il patrono e farlo felice, vedono gente con gli abiti del medioevo, sentono i profumi che emanano dalle osterie e un generale clima di festa e chiedono (perché molti non sanno di venire alla Corsa all’Anello) che cosa sia tutto questo. Un tempo, quando la città era abitata da molte più persone, la festa era ancora più grande e bella ma il suo fascino non è stato scalfito dalla modernità e dal fenomeno migratorio che flagella i centri storici, Narni compresa.

Alle 11 inizia una messa speciale, dove ancora una volta il vescovo e tutti i parroci invocano la protezione di San Giovenale in una cattedrale gremita come mai durante l’anno e che ospita anche chi a messa va mal volentieri, perché quel giorno lì no, quel giorno lì non si può mancare perché Giovenale sennò se ne accorge e si indispettisce. Dalla cattedrale, a fine funzione religiosa, parte la processione delle autorità religiose e civili, guidate dal vescovo e dai portantini che trasportano il busto di San Giovenale, quest’anno completamente restaurato, per le vie del centro, cantando, ovviamente l’inno del patrono. Tutti insieme.

La corsa all’anello storica – Alle 17 in Piazza dei Priori, tra il palazzo comunale e la torre civica, si svolge infine la Corsa all’Anello Storica, tradizionale evento rievocativo che riprende i fasti del ‘300 quando proprio in Platea Major si correva la gara la cui versione sportiva e moderna Si svolge la seconda domenica di maggio (quest’anno il 13, Asl permettendo) al San Girolamo. Si sfideranno dodici cavalieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria. Per Mezule correranno Mirko Concetti, Ernesto Santirosi e Filippo Quadraccia, per Fraporta Luca Saltimbanco, Luca Chitarrini, Cristiano Liti e Luca Paterni, per Santa Maria Diego Cipiccia, Tommaso Suadoni, Jonathan Anselmicchio, Lorenzo Trinoli e Marco Bisonni. Lo scorso anno vinse Ernesto Santirosi del terziere di Mezule. Sempre il 3 maggio alle 21 e 15 si terrà anche il concerto di San Giovenale in cattedrale con gli ottoni della Filarmonica Sabina “Foronovana”.

L’emozione dell’Offerta dei Ceri – La cattedrale di San Giovenale, ieri, 2 maggio, era gremita di gente alle 21 ma già da un’ora prima la gente aveva cominciato ad entrare per prendere i posti migliori e e per godersi la solitudine e il silenzio della solennità del rito che di lì a poco si sarebbe ripetuto come ogni anno. Poco dopo le 21 il corteo in costume trecentesco con le arti, i mestieri e i castelli un tempo sotto la dominazione narnese (oggi la città deve guardarsi dalla tentacolare presa della grande città di Terni, segno evidenti dei tempi che cambiano) ha cominciato ad entrare in chiesa dalla scalinata del duomo.

Accompagnati dai tamburi e dalle chiarine, i costumanti, due alla volta, hanno fatto ingresso in chiesa disponendosi, come sempre sui sedili predisposti ai lati della navata centrale. Dietro di loro il pubblico, chi seduto e chi, tanti, in piedi. Il vescovo, mons. Giuseppe Piemontese, era seduto sullo scranno di San Giovenale, ad aspettarli. Era giunto molto prima a Narni, accolto dal parroco della cattedrale, don Sergio Rossini, che nell’attesa gli aveva mostrato il busto di San Giovenale spiegandogli come era stato fatto il recente restauro. Insieme a loro c’era anche il vescovo di Fossano (Piemonte), mons. Piero Dalbosco, a rappresentare l’ideale gemellaggio religioso fra le due città che celebrano lo stesso patrono.

La cerimonia è iniziata poco prima delle 22 quando Lorenzo di Fino ha iniziato la “chiama” dei portatori di ceri. Ogni arte, mestiere e castello, al suo turno, si è alzata dagli scranni a coppia, uno con il cero, l’altro con il vessillo o lo stemma, per portare al vescovo il dono fatto a San Giovenale. Era così che si faceva tanti secoli fa, quando anche l’ingraziarsi del santo patrono poteva significare molto per la propria attività o per il proprio possedimento, visto che Pil, spread ed economia globale non erano ancora stati inventati.

Al termine delle “chiame” si è celebrata la liberazione dei prigionieri. Stavolta vera e non rituale, che permette, con una donazione in denaro, di far liberare dei prigionieri detenuti ingiustamente nelle carceri di paesi ancora arretrati, spesso dell’Africa, proprio da dove veniva San Giovenale. Il vescovo Piemontese ha preso la parola ricordando l’importanza del patrono e di questi due giorni che terminano oggi, 3 maggio, toccando le corde emotive di una comunità già emozionata per le cerimonie in atto in onore del santo Giovenale. L’Offerta dei Ceri, non è infatti una mascherata medievale o una semplice rievocazione. E’ il ripetersi, orgoglioso, della dignità della città, quella che era e quella che è, senza esagerare e travalicare in eccessi spettacolari o coreografici ma con una celebrazione sobria e puntuale.

L’inno al santo dei contradaioli – Una dignità, mista all’entusiasmo giovanile che ogni notte, fra il 2 e il 3 maggio ripete un rituale non scritto ma estremamente sentito dai giovani contradaioli narnesi. Dopo la mezzanotte, anche ieri, 2 maggio, infatti, centinaia di ragazzi di tutti e tre i terzieri, si sono radunati, con un passaparola ormai consolidato, sugli scaloni del duomo ed hanno cantano tutti insieme l’inno a San Giovenale. Roba da brividi.

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