Narni, una generazione in bilico tra la fabbrica e il futuro: In libreria arriva “Tuttofumo”, il nuovo libro di Eugenio Raspi

NARNI – Eugenio Raspi torna in libreria dopo il successo di Inox e lo fa con un nuovo libro che parla ancora di lavoro ma lo fa in una chiave completamente diversa. Il titolo è “Tuttofumo” e parla di lavoro e di fabbrica ma con un’ottica differente incentrata sui rapporti umani in uno spaccato provinciale che è anche un microcosmo dell’italia di oggi. “Tuttofumo” è infatti un racconto di come, in una piccola cittadina italiana, le vicende generazionali si intrecciano con la fabbrica e si mescolano con la città. Si intersecano con la vita e con il presente difficile di un papà operaio e il futuro incerto di un figlio e di una figlia che non vogliono incrociare più il loro destino con quello dello stabilimento.

Inox ha avuto un grande successo a livello di media. Ne hanno parlato tutti i principali quotidiani nazionali, ti hanno intervistato in tanti in Italia fra mezzi di comunicazione e giornalisti. I lettori lo hanno fortemente apprezzato sia per il tema trattato che per lo stile narrativo. Di Inox si è parlato a lungo e diffusamente ed il libro ha ottenuto anche importanti riconoscimenti, a partire dal Premio Calvino, dove, pur non avendo vinto il primo premio, ha riscosso un consenso unanime che è proseguito anche dopo. Ora “Tutto fumo”. Raspi: Sì, ho sentito l’esigenza di scrivere ancora di lavoro ma in modo diverso rispetto ad Inox”.

Cosa c’è di differente? Raspi: Tutto, dalle vicende umane a quelle della fabbrica. Qui si parla di uno stabilimento che sta in una città dove molti sono operai ma i loro figli cercano qualcosa di diverso anche perché la fabbrica non dà più lavoro come un tempo. C’è una sorta di fase di passaggio fra un presente che sta diventando passato e un futuro che non è ancora chiaro. La città cerca di reinventarsi un’economia attraverso il turismo che possa prendere il posto del vecchio modo di lavorare e produrre reddito e benessere, ma non è una cosa facile”.

È la Narni di oggi? Raspi: “Guarda è certamente un po’ la Narni di oggi, ne ho preso spunto per le dinamiche sociali, ma il libro non parla solo di questo luogo, di questa città. Narni è una sorta di microcosmo italiano, la utilizzo per dire ciò che secondo me sta accadendo in Italia”.

In “Tuttofumo” ci sono riferimenti precisi a luoghi e cose che hanno un significato simbolico, ce li racconti? Raspi: “I simboli sono quattro: la Rocca, la ciminiera, il centro storico e il fiume. La Rocca rappresenta l’aspirazione verso il turismo e una visione diversa del modo di fare economia, la ciminiera è invece esattamente l’opposto. Sta lì ad indicare il passato industriale che, bello o brutto che sia stato, ha rappresentato lavoro e reddito, a differenza del turismo che non è ancora un sistema, diciamo così, sicuro. Poi c’è il centro storico che è il luogo dove si svolgono le vicende, a differenza di Inox dove invece la vita scorreva sostanzialmente dentro la fabbrica. Infine il fiume che ha accompagnato la nascita della città e poi della fabbrica e che adesso rappresenta ancora tanto per la vita della comunità.

È un libro di denuncia quindi o qualcos’ altro? Raspi: “Non direi che sia di denuncia. Io non affermo una verità, una tesi o un concetto, descrivo una situazione che è quella di oggi o, almeno quella che a me appare, quella che credo sia la realtà di tutti i giorni. Semmai il libro invita ad una riflessione”. Il figlio che studia nel ramo del turismo, che comincia a fare esperienza nei bar della città, è quel figlio che rompe la continuità generazionale tra famiglia e fabbrica. Raspi: “È il tema che ricorre oggi e che riguarda un padre che cerca di resistere all’offensiva della crisi industriale per mantenere il suo posto di lavoro e il suo reddito e un figlio che non può e non vuole più seguirne le orme e che cerca un nuovo modo di affermazione sociale”.

È un grande tema, questo, che riguarda il lavoro, la collocazione sociale attraverso la propria attività che garantisca dignità e risorse economiche stabili. È, insomma, il discorso sempre aperto sul lavoro, soprattutto da noi in Italia. Raspi: “Lavoro e reddito dovrebbero essere strettamente legati ma da noi non è sempre così. Il ragazzo del mio libro va a fare l’alternanza scuola-lavoro in un bar ma impara poco. Più che altro lo stage avvantaggia il commerciante che sfrutta lavoro a costo zero e non insegna quasi nulla al giovane”. Possiamo dire quindi che il lavoro quindi, al di là dei personaggi, è il vero protagonista del libro. Raspi: “Esatto, io credo che la questione lavoro sia un fattore sul quale noi in Italia abbiamo ancora molto da discutere. In altre parti della Comunità europea non è così, un libro come “Tuttofumo”, così come scritto, non verrebbe capito, dovrei cambiarne la struttura”.

Tra padre e figlio che rapporto sussiste? Raspi: “Innanzitutto i loro rapporti sono calati nel contesto della città che io cerco di descrivere accuratamente, un po’ come in Inox descrivevo la fabbrica, gli impianti e il modo di produzione. In secondo luogo c’è un padre che viene da quel mondo industriale che va svanendo. Quell’uomo dapprima non capisce le aspirazioni del figlio, che non fanno parte della sua cultura, del suo universo, poi pian piano comprende e realizza e si convince che fare un sacrificio per lui, ma anche per la sorella, significa dare loro una speranza e un’opportunità e quindi li sostiene nella loro voglia di una vita diversa”.

È un bell’epilogo, sembra molto vicino a quel capolavoro cinematografico che è stato Billy Elliott. Raspi: “Vero, gli somiglia, ma solo concettualmente, perché in “Tuttofumo” non c’è un lieto fine vero e proprio, piuttosto c’è, sullo sfondo, una speranza da coltivare che non è declinata solo al maschile. Le donne in questo libro hanno infatti un ruolo molto importante che non è stato però pensato per un obiettivo di pari opportunità, bensì per una normale dinamica legata alla società di oggi fortunatamente molto meno maschilista di quelle del passato. La figlia dell’operaio troverà la sua strada in un settore molto moderno, assolutamente distante dallo stabilimento. Il sindaco di questa città è una donna che ha scelto la carriera politica, a differenza della moglie dell’operaio della quale è stata compagna di scuola”. Tante insomma le vicende e le storie di questo nuovo libro che è un invito alla riflessione su certi temi ancora oggi molto importanti, e per alcuni versi scottanti, e allo stesso tempo un bellissimo lavoro letterario che vale davvero la pena di leggere.

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