Narni, Entra nel vivo Luci della Ribalta

NARNI – La musica e il confronto tra diverse generazioni di artisti: tutto questo dentro la cornice di Narni, coi suoi scorci e i suoi angoli. In fondo, la formula del festival “Luci della Ribalta” è semplice, ma comunque efficace. Si tratta di una rassegna di musica classica, organizzata dall’associazione Mozart Italia Terni. Iniziata lo scorso 12 agosto, la manifestazione andrà avanti fino al 29, proponendo praticamente un evento al giorno. Luci della Ribalta è un festival prestigioso, capace negli anni di crescere ed evolversi, approfondendo varie espressioni artistiche, ma restando ancorato alla musica classica come disciplina protagonista. 

Dopo la prima settimana di eventi e concerti, è tempo di prime considerazioni sul festival e sul riscontro mostrato dalla città. Anais Lee, direttrice artistica del festival e presidente dell’associazione Mozart Italia Terni, è la persona più adatta per raccontare quale sia l’anima del festival e per tracciare un resoconto degli appuntamenti già conclusi. “Il concerto inaugurale, svoltosi lunedì 13 agosto, è stato bellissimo – spiega Anais a Cronache24 –. Il Chiostro di Sant’Agostino era pieno. C’era gente anche in piedi, sembrava un concerto di musica leggera: ai concerti di musica classica, di solito, è difficile vedere queste risposte di pubblico”. Un altro momento sicuramente toccante è stato il concerto omaggio a Renato Chiesa, svoltosi lo scorso 14 agosto. Chiesa è stato il direttore artistico dei primi festival, nonché marito di Anais: per lei e per chiunque nel tempo ne abbia apprezzato le doti musicali e umane, il concerto del 14 è stato un evento commovente, un modo sincero per ringraziare chi ha contribuito a rendere le Luci della Ribalta il festival che è oggi.

Negli anni, Renato e Anais hanno saputo creare un movimento di persone, prima che musicisti, disposti a mettere il loro talento al servizio del pubblico e della città. “Tutti gli ospiti – puntualizza Anais – vengono anche grazie all’amicizia che ci lega e all’affetto che nutrono verso mio marito. Ma è fondamentale anche essere riusciti a creare un ambiente di qualità. Se c’è un ospite illustre non è l’unico, ma ce ne sono diversi altri del suo stesso livello”. Quando si incontrano artisti di prestigio il rischio è di dare luogo a un ambiente chiuso, estremamente selettivo, “snob” in un certo senso. Su questo, al contrario, Anais non fa sconti. “A me non interessa invitare artisti famosi che vengono, fanno la loro performance e subito se ne rivanno. Gli artisti che ospitiamo sono tutti molto umili, simpatici, disponibili. Fanno lezioni anche alle una di notte. Senza queste componenti per me il festival non avrebbe senso, perché resterebbe vuoto dal punto di vista dell’aspetto umano”. 

I vari ospiti nel tempo hanno contribuito ad arricchire e rendere più intenso il festival. Contatti, scambi, proposte, collaborazioni, con la musica sempre al centro: tutto ciò è il sale che alimenta e rafforza un festival che non ha alcuna intenzione di fermarsi, nonostante le difficoltà economiche, che Anais non nasconde. “Dopo otto anni siamo ancora qua, andiamo avanti, ma con fatica e sacrifici. Eppure non riesco a farne a meno, è una passione troppo grande”. Gli aiuti arrivano dalla Fondazione Carit, Camera di Commercio di Terni, Comune di Narni, Regione Umbria e vari sponsor privati. Ma allestire un festival con molti artisti internazionali significa fronteggiare molteplici spese. “Ѐ necessaria – afferma Anais – una sinergia collettiva che coinvolga tutta la città affinché festival come questi, in una realtà comunque piccola come Narni, possano continuare con successo”.

Eppure, il festival sembra non risentire ancora degli anni trascorsi. Giunto alla sua ottava edizione, si è ormai consolidato come un appuntamento imprescindibile per la città: un connubio di musica, arte e laboratori capace di accontentare tutti, anche chi non è esperto di musica classica o chi la percepisce con eccessivo timore, come un’arte magnifica ma inavvicinabile. “La musica classica può aiutare molto le persone, purifica, rigenera i ritmi frenetici delle nostre giornate perché trasmette emozioni, favorendo la condivisione di sensazioni e affetti”, spiega Anais Lee. Nelle sue parole si avverte una passione e un coraggio non comuni, gli stessi che impiega da anni nell’allestire un cartellone che possa vantare come ospiti musicisti di fama internazionale

Certo, il percorso è stato lungo e tortuoso, ma guardando indietro Anais non mostra rimpianti, solo un legittimo orgoglio che la gratifica. “Quando abbiamo organizzato il primo festival c’era un po’ di diffidenza anche nei miei confronti, non essendo io narnese. Neanche le locandine volevano appendermi”, confessa Anais. “Dopo la prima edizione, però, tutto è cambiato. Era la città stessa a volere il festival”, precisa con un pizzico di soddisfazione. “A livello qualitativo credo che in otto anni siamo cresciuti molto, ma non mi sento appagata. Io sono una perfezionista: accontentarsi non fa parte di me. Se dovessi accontentarmi smetterei, perché non avrei più stimoli”, spiega la direttrice del festival. Per portare avanti una manifestazione del genere, del resto, servono tenacia, ambizione e determinazione. “A me piace ogni anno avere delle novità che possano dare un valore aggiunto al festival”, conclude Anais.

E la novità di quest’anno si chiama “Spazio World”, un’idea nuova, introdotta con l’obiettivo di approfondire la conoscenza di un Paese straniero. Un format destinato a ripetersi negli anni, di modo che l’internazionalità del festival possa consolidarsi sempre più. Quest’anno Anais ha scelto di puntare su una terra a lei estremamente cara, la Corea, un luogo dove regnano tradizioni millenarie, colori e una cultura così lontana da noi eppure così affascinante. Per tutto il periodo del festival, Palazzo Eroli ospita infatti la “Mostra d’arte coreana e dipinti su carta hanji”: un insieme di esposizioni, installazioni e opere realizzate da artisti coreani e riconducibili, in vario modo, proprio a quel Paese, per quello che riguarda i materiali utilizzati, i simboli, le immagini mostrate.

Passeggiando tra i corridoi e gli spazi del Palazzo si possono ammirare i collage realizzati rigorosamente a mano da Soon Yul Kang, le opere geometriche, monocromatiche ed evocative di Lee Chang-Soo, l’installazione di Harrie Lee, in cui la ripetitività delle forme diventa esaltazione espressiva, che ognuno può interpretare a suo modo. Diverse immagini della Corea moderna, infine, contribuiscono a calare lo spettatore in una realtà virtuale, quella orientale, caratterizzata da una cultura autoctona che merita di essere approfondita.

Luci della Ribalta, insomma, consolida la propria formula, la arricchisce, la alimenta di nuovi stimoli. Da qui, da Narni, dagli spazi che il centro storico offre, sono passati innumerevoli artisti, altri già affermati a livello mondiale, altri agli inizi di una carriera poi in ascesa. Del resto, è proprio questo il significato della rassegna, il senso che fin da subito Anais e Renato Chiesa le hanno attribuito. “Il nome del festival – spiega Anais – lo ha scelto mio marito. Ci sembrava perfetto per indicare che tipo di festival avevamo in mente: una manifestazione che, da un lato, potesse vantare ospiti d’eccezione, dall’altro potesse costituire un trampolino di lancio per molti altri, magari perché giovani ma non per questo meno validi”. Queste “luci”, a Narni, brillano da otto anni, senza alcuna intenzione di spegnersi.

Lorenzo Di Anselmo

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