Ponti, nel ternano 103 senza manutenzioni e controlli: Servono 16 milioni ma la Provincia non ce l’ha

TERNI – Non ci sono soldi per controllare e fare manutenzioni sui ponti delle strade provinciali. La maggior parte della rete viaria, quella che è gestita per legge dalla Provincia, conta anche la maggior parte dei ponti che sono in tutto 103, e solo quelli più importanti, poi ce ne sono molti altri di secondaria valenza, almeno dal punto di vista del traffico, che non si potranno verificare. Allo stesso modo dei 103. Per farlo bisognerebbe avere 16 milioni di euro, quelli che dovrebbe avere a disposizione la Provincia di Terni, titolata, sempre per legge, ad occuparsi della materia che esclude solo i ponti delle grandi vie di comunicazioni, cioè super strade e autostrade.

Ma la Provincia non solo non ha quei sedici milioni ma non possiede nemmeno i soldi per fare le manutenzioni ordinarie lungo le strade, ossia sistemare gli asfalti, rifare le cunette, sostituire o ammodernare le barriere di sicurezza e così via. Va avanti a stento e a rattoppi perché la riforma (mancata) delle Province l’ha privata di risorse essenziali per gestire servizi essenziali. Così i ponti, senza interventi rischiano, a lungo andare, di deteriorarsi, di finire per rovinarsi mettendo a repentaglio la sicurezza di chi viaggia. Ma sembra che a nessuno interessi davvero mettere mano a questa materia che non riguarda solo Terni o l’Umbria, bensì tutta l’Italia. Lo dice l’Upi nazionale che mercoledì mattina ha fatto una conferenza stampa illustrando i dati sulla situazione di ponti e cavalcavia e mettendo nero su bianco il volume di risorse che ci vorrebbe per tenerli on buono stato.

Secondo i dati Upi le Province delle Regioni a Statuto Ordinario (escluse le Città metropolitane) gestiscono circa 100 mila chilometri di strade su cui insistono almeno 30.000 tra ponti, viadotti e gallerie. Per sistemarli e fare le manutenzioni occorrono oltre 3 miliardi di euro”. Una specie di piccola finanziaria. E chi li mette? L’appello naturalmente è allo stato e al governo ed è un appello accorato che lanciano i presidenti delle Province, molte delle quali andranno al voto a ottobre per rinnovare Consigli provinciali e presidenti. Dallo stato centrale però segnali incoraggianti non ne sono ancora venuti e le Regioni stentano ad avere tutte le risorse necessarie per coprire quei costi. Come andrà a finire? Non si sa.

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