Terni, scoppia il caso centro impiego, la Provincia continua a pagare un sevizio non suo, Lattanzi: “Ora basta”

TERNI – Scoppia il caso dei costi per il centro per l’impiego di Terni, una struttura passata alla Regione dopo la riforma a metà delle Province e ancora oggi “mantenuta” dall’ente provinciale perché nessuno degli enti che ne hanno il dovere paga le spese. E’ l’ennesima pagina buia della manovra di alcuni anni fa che per meri obiettivi propogandistici ha squassato un sistema istituzionale su scala nazionale senza prevedere i giusti rimedi. Se entro gennaio non si troverà una soluzione, il centro per l’impiego chiuderà.

La Provincia ha infatti annunciato che a fine mese smetterà di pagare per conto di altri i costi della sede e quelli delle utenze. Siccome la struttura di Via Annio Floriano è privata, se non subentreranno novità, si andrà verso lo sfratto e la chiusura di acqua, luce e gas. Il caso è esploso ieri quando il presidente della Provincia, Giampiero Lattanzi, ha diffuso un comunicato nel quale spiega perfettamente come stanno le cose. “Ci siamo assunti – scrive nella nota – con un ulteriore atto di responsabilità, il compito di assicurare il proseguimento dell’attività del centro per l’impiego (oggi Arpal Umbria, ndr), nonostante da tempo non fosse più nostra competenza, ma la situazione, così com’è oggi, non può durare più a lungo”.

Lattanzi poi aggiungte altri particolari: “Per legge – spiega il presidente – i costi dell’Arpal devono essere a carico dei Comuni dell’ambito di riferimento e non della Provincia. Il nostro ente, come noto, è stato privato, dalla legge Delrio, di questa funzione con il personale e le deleghe passate alla Regione Umbria. Come già stabilito dalla legge nazionale 28 febbraio 87, n.56, i costi delle strutture sono previsti a carico dei Comuni e gli stipendi a carico invece dell’agenzia regionale Arpal. Noi come Provincia abbiamo continuato ad anticipare le spese fisse per il 2019 al fine di evitare l’interruzione delle prestazioni in base ad una convenzione con Arpal Umbria in virtù della quale l’ente regionale ci ristorna le spese sostenute.

Ma questa dinamica finanziaria è molto lenta e soprattutto non è in linea con la normativa, tenendo a che conto della situazione economica della Provincia di Terni. E’ tempo ormai che i Comuni e gli altri enti interessati facciano la loro parte. A tale proposito la Provincia ha già invitato Comune di Terni, Regione Umbria e Arpal ad incontrarsi con i proprietari dei locali per stabilire le modalità di subentro o eventuale rilascio dei locali di Via Annio Floriano.

Per quanto ci riguarda – conclude Lattanzi -, proprio per non interrompere un pubblico servizio, di evidente importanza, come quello legato al lavoro, tema di strettissima attualità in tempi di crisi, abbiamo deciso di continuare il pagamento dei costi ma solo fino a fine gennaio, dopo di che saremo costretti ad interrompere e a demandare la questione agli enti che per legge ne sono competenti”.

Insomma, siamo alle solite, siamo al consueto pastrocchio all’italiana, dentro al quale nessuno, di quelli che ne hanno il dovere, vuole spendere e prendersi le responsabilità, lasciando la quetsione, come accade spessissimo, nel limbo e sperando che prima o poi qualcosa succeda. A meno che, come pensano i più “cattivi”, non ci sia dietro l’idea che tanto alla fine meglio sbattere in prima pagina la parte debole della faccenda, ossia la Provincia, scaricandole addosso tutte le responsbilità. Del resto non sarebbe una novità. E’ lo spirito della mancata riforma Delrio.

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