Violenza sulle donne, Di Lernia: “Piaga inarrestabile, già 106 vittime quest’anno”

 TERNI – Sono tante le iniziative in programma per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in programma domenica prossima, 25 novembre. Sul problema la Consigliera di parità della Provincia di Terni, Maria Teresa Di Lernia, ha anche fornito gli ultimi dati, relativi ai primi dieci mesi di quest’anno. Sono state 106 le vittime di femminicidio nel nostro Paese, una donna  uccisa ogni 72 ore. Secondo l’aggiornamento statistico sul fenomeno curato da Eures – Ricerche economiche e sociali, dal 1 gennaio al 31 ottobre 2018, rispetto al totale degli omicidi commessi in Italia i femminicidi sono saliti al 37,6 per cento rispetto al 2017, quando erano al 34,8 per cento. I dati mostrano che le violenze avvengono in famiglia (il 70,2 per cento) e in coppia (il 65,2 per cento nel gennaio-ottobre 2017).

E ancora: la coppia è l’ambito più a rischio per le donne” – Tra il 2000 e i primi dieci mesi del 2018 le donne uccise sono state 3.100, una media di più di tre a settimana. E in quasi tre casi su 4 (il 72 per cento) si è trattato di donne cadute per mano di un parente, di un partner o di un ex partner. I dati son imperiosi ma servono a ragionare sul fenomeno, non si può non partire dalle considerazioni statistiche. Mentre cala il numero totale degli omicidi  in Italia, sceso nel 2017 al minimo storico di 396 – e delle vittime di sesso maschile, l’incidenza delle donne uccise cresce progressivamente.

Un ulteriore  dato: nella maggioranza dei casi (il 57,1%per cento nel 2017) tali violenze erano a conoscenza di terze persone e nel 42,9 per cento delle occasioni la donna aveva presentato regolare denuncia. Senza evidentemente ricevere un’adeguata protezione.

Di violenza sulle donne e contrasto alla legge Pillon la Di Lernia parlerà in occasione dell’iniziativa di Amelia in programma domenica, organizzata dal Forum delle Donne, nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Alle 17 alla sala Boccarini ci sarà un incontro a più voci, con anche punti di vista maschili dell’Associazione Maschile Plurale, e con l’apporto musicale e non solo delle giovani generazioni. “La questione – afferma la Di Lernia – è soprattutto culturale ed educativa”. Sulle violenze di genere la consigliera di parità ha diffuso la seguente nota. È una strage che non si ferma – denuncia la Consigliera – quella consumata sulla vita delle donne in Italia.

Arginare il fenomeno pertanto non è questione semplice, laddove sopravvivono stereotipi di genere e dove agli uomini ancora si impone un’educazione basata sul non mostrare o parlare dei propri sentimenti, delle proprie paure, del non poter condividere tra maschi  le proprie inadeguatezze per non essere tacciati di debolezza.

Come Consigliere di Parità – aggiunge – abbiamo a che fare con discriminazioni di genere, soprattutto in ambito lavorativo dove a parità di mansioni, le donne sono pagate meno ed hanno meno possibilità di progressione di carriera perché ancora oggi il peso maggiore della famiglia è a loro carico. Per questo motivo – conclude la Di Lernia – ci opponiamo al disegno di legge Pillon  che non tiene conto delle disparità esistenti in ambito familiare”.

NARNI – Sculture, mostre, flash mob e sensibilizzazioni costituiranno il programma di iniziative che si svolgerà domenica prossima dalle 15 e 30 alla Loggia degli Scolopi di Palazzo dei Priori in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ne informa l’assessore alle politiche sociali e pari opportunità, Silvia Tiberti, la quale dichiara che “come amministrazione comunale siamo molto sensibili al tema della violenza sulle donne e una delle attività che abbiamo voluto mettere in campo è stata quella di concepire un’opera simbolica, coinvolgendo nella sua realizzazione alcune donne vittime di violenza ospiti della struttura Il porto ritrovato che ha sede all’Azienda pubblica di servizi alla persona Beata Lucia”.

Durante il pomeriggio si inaugurerà infatti la scultura-mosaico “25 11. Il bersaglio” realizzata dall’associazione InTessere, su iniziativa dell’assessorato alle politiche sociali, mentre le associazioni Arabesque e Nuovo Collettivo Danza realizzeranno un flash mob. L’artista Irene Veschi curerà inoltre l’allestimento “Impronte, l’unica impronta che voglio sul mio corpo è quella dei colori” e sarà possibile visitare la mostra di foto “Donne in rosso”, curata dalle studentesse dell’Università degli Studi di Perugia, sede di Narni. Prevista anche la possibilità di conoscere le attività del Centro Donna Narni, che offre, all’interno dell’ospedale, molti servizi ambulatoriali e che, sottolinea l’assessore Tiberti, può costituire un primo punto di ascolto per mettere in contatto le donne vittime di violenza con altri servizi territoriali. Il programma è stato organizzato dal Comune in collaborazione con la commissione per le Pari opportunità e il Comitato unico di garanzia del Comune stesso, dall’associazione Città di Narni per la formazione superiore gli studi universitari e la ricerca e dalle associazioni dei commercianti di Narni e Narni Scalo. Propri i negozianti, insieme a uffici pubblici e studi professionali, hanno deciso di aderire alla campagna “Posto occupato”, mantenendo libera una sedia per lasciare il segno dell’assenza di una donna vittima di violenza.

SAN GEMINI – Sarà un cortometraggio realizzato dall’associazione Differenza Donna a raccontare, domenica prossima, le storie di donne vittime di violenza a San Gemini in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Lo rende noto la vice sindaco, con deleghe a cultura e pari opportunità, Ivana Bouché, anche in veste di consigliera di parità supplente della Provincia di Terni. “L’iniziativa – spiega la Bouché – intende far partecipare i cittadini ad un momento di riflessione sulla violenza di genere, attraverso interventi di figure rappresentative locali e la proiezione del cortometraggio che evidenzia, attraverso un episodio tra bambini  in una scuola materna, le origini culturali della violenza stessa”.

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