Voto, De Rebotti: “E’ stato un referendum su Salvini, al Pd nuove classi dirigenti, Narni può essere un modello”

NARNI – La botta naturalmente è forte. Con una metafora si potrebbe dire che rassomiglia molto a quel terremoto che è stato uno dei temi portanti della campagna elettorale appena terminata. Una tornata elettorale che ha visto Pd e Cinquestelle uscirne con le ossa rotte. Un po’ si sapeva ma in pochi ipotizzavano una batosta simile. Colpa della lontananza dalla vita reale, dal contatto con i cittadini? Eccessiva consuetudine al potere? Mancanza di visione, troppe guerre interne? Difficile trovare una sola motivazione, gli esperti dicono che c’è di tutto un po’ e tra questo di tutto e un po’ c’è anche l’alleanza con il M5S che rischia di far sbiadire in fretta la foto di Narni.

Il discorso sull’alleanza fra i due antichi nemici tiene banco in questi giorni a livello regionale e nazionale. Proseguirla anche per le regionali di gennaio in Emila Romagna oppure finirla qui? Il dibattito è aperto e su questo dibattito si inserisce pure il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti, che non è personaggio marginale nello scacchiere del centrosinistra umbro ed è anche primo cittadino di una Narni che, forse caso più unico che raro, vede il Pd crescere, seppur di poco, rispetto alle europee. De Rebotti sa che oggi quel dato può essere importante e per spiegare la sconfitta in Umbria parte da un concetto che può apparire anche originale. “Non è stata tanto una vittoria della Tesei quanto un referendum per Salvini. E’ stato un po’ come il referendum costituzionale di Renzi, una competizione insomma molto personalizzata”.

Salvini o no, l’alleanza Pd-Cinquestelle non ha funzionato. E’ un’esperienza da ripetere oppure da mettere nel cassetto come ha già detto Di Maio? “Molto dipende da cosa farà il governo, da come darà attuazione concreta alle cose messe nella legge di bilancio. Da cosa farà insomma sui grandi temi come il lavoro, l’ambiente, il sociale e la sanità. Io non credo che sia tutto da buttare, forse in Umbria i tempi non erano ancora del tutto maturi, forse ci sarebbe voluto un rodaggio più lungo ma, e rischio di ripetermi, questa alleanza si fa solo se si ragiona di cose concrete da fare, proprio a partire dal governo attuale. Se funziona, allora possiamo davvero costruire un bipolarismo fra centrodestra, ormai più destra che centro, e nuovo centrosinistra”. Più facile a dirsi che a farsi.

“Dobbiamo farlo parlando alla gente che si aspetta molto su certi temi fondamentali. Penso all’ambiente e ai rifiuti. Salvini lo ha già detto da tempo che per chiudere il ciclo dei rifiuti c’è bisogno dell’incenerimento, ma agli umbri starà bene? Poi voglio vedere cosa farà la Tesei sui temi della sanità, sulle liste d’attesa, sull’ingresso dei privati. Ci sono questioni scottanti che adesso tocca alla nuova maggioranza affrontare. Un conto è fare campagna elettorale, un altro è governare”. Si, certo, loro avranno il loro da fare ma anche il Pd non è che può stare tranquillo. Non può certo sfuggire che c’è stato qualcosa che non è andato e che c’è un partito distrutto che va ricostruito.

“Certo, va fatto”. Come, partendo da Narni che sembra ormai quasi un ultimo baluardo? “No non lo è, ce ne sono altre di cittadine ancora amministrate dal centrosinistra”. D’accordo ma Narni è quella un po’ più grande dopo Gubbio e Assisi, ed è a Narni che si è suggellato il patto Pd-Cinquestelle con la foto ormai destinata a passare alla storia politica non solo dell’Umbria. “Per la città, al di là dei punti di vista politici, la presenza del premier, che è un signore, e di due ministri, è stato un fatto storico che significa anche promozione e non sapete quanto questa città ne abbia bisogno”.

Torniamo al punto. Come si rilancia il Pd umbro? “Si rilancia partendo dai territori, facendo, l’attuale classe dirigente, un passo indietro e lasciando spazio a nuove generazioni. Basta con la cooptazione, il rinnovamento non va fatto a tavolino ma va lasciato emergere. Narni sotto questo aspetto può essere un modello. Il Pd narnese ha una classe dirigente coesa e compatta e se Silvia Tiberti ha ottenuto quel bellissimo risultato di oltre mille preferenze è proprio grazie a questa caratteristica, quella cioè di lavorare tutti insieme.

Da altre parti non è stato così. Da altre parti ci sono state le guerre fratricide e questo ha danneggiato il partito ed ha inciso sugli esiti elettorali”. C’è un modello Narni da seguire? “Possiamo dire di sì, non è l’unico ma c’è e per ripartire c’è bisogno di nuove generazioni, che già ci sono, e di una componente femminile che è ormai matura e reale”. Basterà questo, secondo lei, ad arginare l’arrivo di Italia Viva? “A me Italia Viva non preoccupa per nulla, se ci sarà, sarà un ulteriore supporto al centrosinistra”.

Massimiliano Cinque 

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