Narni, Bruschini e il bilancio 2018: “Ci vuole un nuovo modello di sviluppo partecipato”

NARNI “Il contesto narnese, va detto, non è unico nel panorama nazionale.

Impoverimento del centro storico, il proliferare della periferia, ed il progressivo sfilacciamento del capitale sociale è un comune problema.

Si potrebbe pensare quindi che esista già una risposta univoca, studiata, strutturata.

Non è cosi, a causa del fatto che stiamo  vivendo la fase di trapasso da un periodo storico, caratterizzato dagli anni della industrializzazione e  del  relativo benessere economico ,della espansione demografica, a quello dell’ era post industriale e del nuovo “umanesimo digitale”.

Qui a Narni, siamo ancora attardati  al vecchio modello, che ha funzionato fino alla fine degli anni ottanta e che poi è entrato inesorabilmente in crisi.

Un centro storico autoreferenziale, il nucleo dallo scalo più dinamico e protratto allo sviluppo del commercio e delle attività produttive ma slegato urbanisticamente e socialmente , un frazionismo esterno connesso ad uno sviluppo urbanistico- edilizio centripeto, che favori la periferia e la delocalizzazione, la mancanza di infrastrutture viarie adeguate e di servizi alle imprese.

In quegli anni lo sviluppo e il relativo benessere economico, con la disponibilità di risorse hanno fatto si che , se già evidenti queste difficoltà, esse  non erano al centro dell’ agenda cittadina. Alcune proposte furono anche elaborate, perché nonostante non se ne percepisse l urgenza ,la lungimiranza politica condivisa di quegli anni ne ideò  analisi e studio.

Come non ripensare al fatto che a Narni Scalo si parlava di nuova viabilità già più’  di 40 anni fa, che la “bretella” di collegamento esterno, lungo lasse della ferrovia è stato un must condiviso da tutti , purtroppo poi abbandonato. 

Come non ricordare il piano particolareggiato per un nuovo sviluppo sempre allo  scalo, ove si prevedeva di  recuperare  tutta la fascia compresa tra ferrovia e la tuderte e la possibile bretella di scorrimento , onde integrare anche all interno dello stesso scalo 3 pezzi di tessuto urbano disarticolato.

La piazza poi mai realizzata e progetta ,come luogo di nuova di aggregazione ed identità sociale .

 

Come non ricordare inoltre alcuni tentativi fatti ma che poi non sono andati a segno, pensando, CHE la ROCCA sarebbe dovuta diventare il nuovo centro di sviluppo, la nuova “fabbrica” della città (dalla cultura della fabbrica alla fabbrica della cultura).

Molte potenzialità ed idee furono canalizzate su questo contenitore, affinché avesse potuto rappresentare  lo start up di una nuova economia di un nuovo sapere di un nuovo percorso.

 

Ne potrei citare altri di esempi ove l esigenza di percorrere nuovi scenari era già sentita, il  tessuto politico e sociale  discuteva si confrontava elaborava.

Questi temi sono rimasti purtroppo tutti  o quasi irrisolti, eo comunque  alcune soluzioni hanno dimostrato la loro inconsistenza, 

Il tempo con il mutare dei contesti socio economici, ripropongono oggi una nuova valutazione e nuovi item di intervento-

 

Ecco quindi che La Rocca  pensata come contenitore di cultura eo di nuove tecnologie ,per  la smaterializzazione  dei luoghi in virtu’ delle nuova tecnologia digitale, va riconsiderata e probabilmente rifunzionalizzata.

Essa va aggregata ai nuovi contenitori che si sono aggiunti come “nuovi luoghi” in questi anni (san Domenico, palazzo dei priori lo stesso palazzo eroli) ed i nuovi percorsi naturalistici.

Essi rappresentano certo un elemento di vitalità e novità con interessanti potenzialità di sviluppo ,ma non ancora affidati ad un “gestore” ad un associazione eo impresa che ne sappia valorizzare e mantenere l utilizzo con un vero programma strutturato e si rischia quindi di perderne lo slancio iniziale di novità e di interesse.

In questo contesto non posso non menzionare il castello di san Girolamo, che una verve iconoclasta di vederlo a tutti i costi utilizzato chissà per quale possibile sviluppo convegnistico ricettivo, lo ha relegato ad un declino inarrestabile, privando la  citta del suo importante “ruolo aggregativo svolto per molti anni di parco più importante e di tessuto connettivo narnese”.

La connotazione della stessa citta divisa strutturalmente tra lo scalo ed il centro storico sono stati motivi spesso di freno ad uno sviluppo coordinato e sinergico

Va superato questa  divisone tra  il centro e lo scalo passando inevitabilmente attraverso la realizzazione di una nuova viabilità 

Gli esempi ormai sono MUST della discussione, la  strada dei bastioni fuori le mura che metta a sistema i 2 parcheggi esistenti e la connessione attraverso la via funaria con un nuovo asse allo scalo ed alla bretella esterna alla tuderte.Una città che punta ad una nuova potenzialità di sviluppo (L università per certi aspetti ne rappresenta uno dei nuovi assi portanti)deve necessariamente valorizzare un non luogo finora mai attentamente preso in considerazione, la “stazione ferroviaria”.

Ormai Narni e il suo tessuto sociale ed economico, gravita per gran parte sulla capitale.

Molto del lavoro e delle attività si svolgono in quel contesto molti cittadini studenti,turisti, utilizzano quindi questo luogo da e per la citta.

Un posto invece non infrastrutturato con scarsi servizi ,parcheggi, decoro urbano spazio di interscambio di incontro, di socialità di prima identità cittadina 

Va poi culturalmente e amministrativamente anche superato l idea delle 2 città, ragionando come ..unicità in diversi campi e attività cittadine (cultura,associazioni,sport, eventi)

Alla luce di questa unificazione del maggior coinvolgimento del tessuto sociale ed economico vanno riscritte le fondamenta delle regole cittadine ovvero il NUOVO STATUTO” in modo partecipato sulla base di una nuova identità alla luce delle sfide più attuali.

Interventi che vanno programmati per STEP di priorità ove richiamare un dibattito condiviso nella città, e ove le risorse devono essere canalizzate da parte dei vari soggetti istituzionali da coinvolgere.

Forza Italia ha le idee chiare ed è pronta a queste sfide che debbono lanciare la città verso nuovi modelli di sviluppo” .

Sergio Bruschini. capogruppo di Forza Italia

 

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