Narni, la Porta di De Sade, ovvero Porta Romana

NARNI – Nel 1776 il marchese Donatien Alphonse François de Sade, che proveniva da Roma, nell’entrare a Narni notò un monumentale varco situato circa agli inizi dell’attuale via XX Settembre, rivolto verso il vuoto: “Entrando in città, si vede a sinistra una porta d’ordine tuscanico. La porta, le due colonne che sostengono l’architrave, e l’architrave stesso sono ben conservati, ma stupisce vedere che stia di fronte alle rocce” (Viaggio in Italia).

Così il manufatto, che secondo le Riformanze comunali era stato completato intorno al 1570, guardava in direzione di quel precipizio che nel 1791 sarà ricoperto dal tratto esterno della via Flaminia. Un nuovo percorso, ancorato alle rocce tramite una serie di contrafforti, -ben visibili dal recuperato sentiero di Porta Pietra- che probabilmente trovava un ostacolo proprio nell’allineamento con l’antica Porta, la quale fu comunque smontata in prospettiva di un futuro riposizionamento.

Ricollocamento che avvenne nel 1857, quando per il passaggio del pontefice Pio IX, che era diretto al Santuario di Loreto, la città investì il fondo destinato all’accoglienza nella ricostruzione della Porta verso Roma, spostandola di poche centinaia di metri, in quanto era “destinata pertanto a questo oggetto una provvista di pietre che teneasi in serbo per la prima occorrenza” (Memorie intorno al viaggio).

Il lavoro di ricomposizione della Porta Romana nel sito attuale fu terminato in sole tre settimane, e per un periodo la Porta fu denominata Pia, in onore del pontefice che la mattina del 5 maggio l’aveva di fatto inaugurata con il suo passaggio, avvenuto tra la popolazione e le autorità capitanate dal conte Giuseppe Catucci, gonfaloniere, oltre che cameriere d’onore del papa e, da quel giorno, “Commendatore dell’Ordine di san Gregorio Magno”.

Appena due anni dopo, nel 1859, il Ministero pontificio per il commercio, belle arti, industria, agricoltura e lavori pubblici procedeva all’“allargamento della strada presso la Porta Pia di Narni”, creando così un spazio per l’alternanza delle carrozze nei due sensi di circolazione. E nello stesso periodo si ingrandiva anche la carreggiata della “traversa nazionale” che insisteva sull’area narnese, con un investimento di 752.000 scudi per i due progetti, come riportato dal Ragguaglio ministeriale.

Con la ricostruzione della Porta, che oggi è detta Romana, e con l’ampliamento dello slargo antistante, si ultimava quell’ideale piano urbanistico che nell’arco di circa tre secoli aveva rimodellato l’intero tracciato fra i due principali accessi della città. Dalla Porta costruita nel XVI secolo alla via esterna che si affaccia verso le Gole del Nera, dalla demolizione di una antica torre che fino al 1844 svettava nella piazza del Lago, attuale Garibaldi, al rialzamento della Porta Ternana, o delle Arvolte, nel 1846; e, di nuovo, alla Porta cinquecentesca ricostruita nel tempo di Pio IX.

Un secolare riordino il cui primo ed ultimo tassello era quella “Porta Nova Romana”, eretta negli anni in cui la città ridisegnava le mura dopo il saccheggio del 1527, e che, a testimonianza del marchese De Sade, si elevava curiosamente “di fronte alle rocce”.

Claudio Magnosi

 

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