Ven, 30 Settembre 2022
Ven, 30 Settembre 2022

Narni, San Giovenale a porte chiuse: La città rimane in casa, l’omelia del vescovo nella cattedrale vuota

NARNI – Si è celebrato ieri il primo San Giovenale a porte chiuse della storia della città. Nemmeno le guerre del passato, nemmeno gli eventi più nefasti succedutisi nei secoli avevano portato ad uno scenario come questo. Il 3 maggio 2020 verrà ricordato nel tempo come un avvenimento che i narnesi del nuovo millennio mai avrebbero potuto nemmeno immaginare. Le pagine di storia, i file, i video e i racconti verranno tramandati nel tempo e tutti in futuro Il coronavirus ha costretto tutti a stare in casa e così la celebrazione del giorno più importante dell’anno e il momento più esaltante della Corsa all’Anello di fatto non ci sarà.

Il parroco, don Sergio Rossini ha accolto il vescovo, monsig. Giuseppe Piemontese nella cattedrale di San Giovenale dove, alla presenza anche del sindaco, Francesco De Rebotti, è stata celebrata la messa in onore del patrono. Senza pubblico, senza fedeli, senza costumanti, senza tamburini, senza processione, solo con una piccola rappresentanza della Corsa all’Anello.

Un clima surreale e piuttosto triste difficile da sopportare per una comunità che intorno a San Giovenale e alla Corsa all’Anello si ritrova ogni anno ed ogni volta con rinnovato entusiasmo. Il vescovo, il parroco e il sindaco hanno fatto di tutto per rendere questo appuntamento il più vicino possibile alla gente e ai fedeli anche se è stato difficile replicare la festa che si svolge ogni anno in questo giorno.

L’omelia del vescovo – Monsig. Piemontese ha parlato come sempre in cattedrale celebrando la messa per il patrono ma, secondo il presule, è stata una celebrazione singolare determinata dalla epidemia del coronavirus e dalle rigide norme delle autorità, che non prevedono celebrazioni col popolo, “cosa che genera sofferenza e mortificazione per tanto isolamento e solitudine – ha detto il vescovo Piemontese – ma anche per il tono dimesso senza rappresentanze e bandiere e tripudio vario usuale per la festa di San Giovenale. Siamo qui per celebrare l’Eucarestia, rinnovare la Pasqua del Signore, esprimere vicinanza a tutti i nostri fratelli, invocare la misericordia del Signore sul popolo, la sua benedizione in questo tempo di sofferenza, di contagio e di preoccupazione per il futuro incerto e di bisogno materiale. San Giovenale: pastore secondo il cuore e lo stile di Gesù in questo territorio”.

I buoni pastori dei nostri giorni – Il vescovo ha poi ricordato quanti in questo periodo sono stati “dei buoni pastori per le persone che hanno avuto accanto, non solo presbiteri o autorità, ma persone comuni, medici e infermieri che hanno dato la vita per salvare tanti malati in questi mesi, loro sono i veri pastori, i santi della porta accanto”.

Mentre celebriamo, anche se in maniera dimessa, la festa del nostro patrono, interroghiamoci sulla nostra testimonianza di oggi: in questa città, nelle nostre parrocchie, nella nostra Diocesi. In questo tempo di epidemia siamo spinti a vivere con intensità le limitazioni, le sofferenze e i disagi che con rapidità improvvisa ci sono capitati addosso: la quarantena, con la privazione della libertà, l’isolamento e la solitudine d tante persone, la sofferenza fisica e morale di tanti malati e anziani e anche la nostra sofferenza, la morte di tante persone e la mortificazione per non aver potuto dare onore e suffragio ai defunti e conforto e consolazione ai familiari.

E poi i problemi legati alle varie forme di povertà, alla disoccupazione, e alle fosche attese di disagi e di precarietà. In questi due mesi abbiamo pregato da casa, abbiamo forse scoperto la dimensione della famiglia quale chiesa domestica, abbiamo assistito alla messa trasmessa in streaming: ebbene ciò non può durare a lungo, non può bastare. E’ conforto e consolazione per chi non può partecipare con la presenza, aiuta la fede e sostiene la speranza, ma non è sufficiente ad alimentare la vita spirituale”.

I segni di speranza: “La generosità di tanti operatori, volontari, medici, infermieri, sacerdoti che in questo periodo si sono fatti in quattro per gli altri. L’impegno dell’autorità a guidare la ripresa umana, civile, sociale, con prudenza, ma è anche necessario un po’ più di coraggio. In questo tempo stiamo vivendo il desiderio di ricevere il Signore, in attesa di poter partecipare alla celebrazione eucaristica. Intanto lasciamoci alimentare dalla parola di Dio, dalla preghiera in famiglia e personale e soprattutto viviamo anche la carità vissuta nei piccoli gesti quotidiani, in un servizio di solidarietà nei confronti di chi si trova solo ed in difficoltà”.

Web TV

Think Thank

Filo diretto

Ti potrebbe interessare...