Alle radici della Corsa all’Anello: la Giornata medievale tra festa, storia e cultura

di Patrizia Nannini

NARNI – E’ una delle caratteristiche principali della Corsa all’Anello, ha coinvolto in 50 anni intere generazioni di giovani narnesi, ha forgiato studiosi, trasformando la passione in opere dell’intelletto, ha generato storie umane e personali, ha contribuito a ricostruire il mosaico delle radici e della storia della città, connotando scorci del centro storico che ancora oggi ne portano i segni dopo decenni. Ha segnato epoche e stili, ha fatto piangere e gioire ma anche litigare e arrabbiare, perché anche questa, come tante altre cose della Corsa all’Anello, è una sferzata verace di vita, un gesto d’istinto e passione. Una storia di popolo.

In niente come nella Giornata medievale, il Medioevo ricostruito trova infatti, o dovrebbe trovare, la sua perfetta espressione. In essa si intersecano infatti tutte le conoscenze e tutte le arti che si possono esercitare in fatto di ricostruzione storica, nascondendo molto di più di quello che può apparire agli occhi in un primo momento. Inizialmente c’è lo studio di un testo, di un affresco, di una poesia, o di qualsiasi scintilla scateni la fantasia per la creazione della storia che la Giornata Medievale andrà a raccontare, e poi c’è l’estrinsecazione della storia, resa più o meno teatralmente, quindi c’è la stesura del copione, la ricerca approfondita dei particolari, lo studio e la creazione degli abiti di scena, perchè nel medioevo l’abito fa (e tanto) il monaco, lo studio e la creazione della scenografia, spesso difficilissima ed enorme, andando ad allestire non palchi, ma veri e propri scorci di città o addirittura boschi.

Questa è solo la “base” comune a tutte le Giornate Medievali, poi a seconda del tema scelto si estrinsecheranno le arti più disparate, dalla danza alla falconeria, dalla musica alla guerra, dal teatro alla cucina, in una ridda infinita di possibilità e combinazioni. In tutto questo la “tuttologia”, purtroppo ormai comune ai nostri giorni, non può trovare spazio, è umanamente impossibile, se si vuole creare un “prodotto” di qualità. E quindi spesso e volentieri entrano in gioco veri e propri professionisti, spinti, o contagiati dalla passione. Ma non solo, con questi presupposti, professionisti a volte si diventa. La Corsa all’Anello intera crea professionisti, che poi, come già detto, trovano compimento a 360 gradi nella Giornata Medievale. Gli esempi sono molteplici e si trovano soprattutto nelle sartorie e nei teatri ma potrebbero trovarsi in molti più settori se si avesse fino in fondo la concezione del potenziale enorme a disposizione. A volte, a chi non trova nella passione la forza propulsiva, tutto ciò può sembrare solo uno spettacolo in programma che la tradizione impone, senza rendersi conto del grande sforzo per conciliare cultura, ricerca, storia, documentazione con la passione. E come se già tutto questo non bastasse a rendere unica la Giornata Medievale, c’è la sua immensa capacità attrattiva e aggregante.

Occorrono sempre per rendere al meglio e al vero quella che potrebbe essere una reale giornata nel medioevo, un gran numero di comparse, di tutti i generi, grandi, piccini, uomini, donne e cosi via. Oltre a tutti coloro che poi non appariranno mai in scena ma senza i quali non si sarebbe mai potuta realizzare la scenografia. Amicizie e amori da sempre si sono creati all’interno di essa e continueranno a crearsi, perdurando per anni, grazie alla sua magia. Si, perchè si può uscirne, è normale, la vita cambia, ma quando si fa con passione, con amore, si rimane “segnati” a vita, e basta un attimo, quell’attimo strano che durante la Festa rende tutto possibile, che si ricomincia da capo, nemmeno fosse passato un giorno. La Compagnia de li Giullari Gatteschi del Terziere di S. Maria, ne è un esempio.

Mettere in scena un revival delle passate manifestazioni, a distanza per alcuni di 10, 20 anni, per altri meno per altri più, con la passione ed il piacere di ritrovarsi ancora una volta insieme, costituisce un esempio concreto di come il passato, quando è vero ed intenso, nonostante a volte si cerchi di cancellarlo, non muore mai, anzi, costituisce un nuovo punto di partenza, forte delle esperienze accumulate negli anni, cresciute negli anni, lasciato e da lasciare in eredità a chi verrà dopo, per crescere ancora.  In genere i genitori guardano compiaciuti le “recite” dei figli, vedere invece i figli guardare compiaciuti i genitori recitare è fonte di orgoglio e soddisfazione, perchè significa che è “normale” vivere la storia in questo modo. Con amore, con passione. E sopratutto con la cultura, sia essa quella con la C maiuscola che quella della civiltà e del rispetto. Quella della storia che è l’unica base solida su cui costruire la nostra storia e la storia della nostra città, per noi che di storia, e di storia in storia, viviamo.

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