Narni, la città dove cresce il turismo e se ne vanno le banche

NARNI – C’era da aspettarselo. Negli ultimi dieci, quindici anni, dal centro storico se ne sono andate tutte le banche e forse la ex Carit non lo aveva ancora fatto anche per una sorta di riconoscenza implicita verso quell’istituto che fu fondato proprio dai narnesi. Finché era Carit il sentimento aveva prevalso forse anche su altre considerazioni, ma dopo l’avvento di altri proprietari, fuori dalle logiche locali e lontani anni luce da Narni e dai narnesi, la cosa è diventata fin troppo facile.

Narni? Un numero come un altro sulla cartina nazionale. I numeri non si discutono, semmai di loro si prende atto e si utilizzano per fare scelte. I conti devono tornare, se non lo fanno si cambia, del resto chi decide ha sempre qualcuno sopra di lui a cui rispondere e se i conti non tornano sono dolori. I numeri. Solo quelli devono essere in positivo, al diavolo il sentimento, la cura del cliente, la passione, l’importanza della città, la volontà della politica, eccetera eccetera.

La ex Carit non ci sarà più, se ne andrà con il suo carico di storia e di passato, di ricordi e di vicende, ma non verrà trasferita, semplicemente sarà cancellata. Allo scalo c’è infatti già uno sportello, due sarebbero troppi, per cui, beffa delle beffe, lo sportello non troverà spazio da un’altra parte, semplicemente scomparirà, come se nulla fosse mai esistito. E dei locali, altra annosa questione, che ne sarà? Si, perché se come par di capire, la chiusura ci sarà (se non subito, per l’intervento della politica, certamente prima o poi) quell’edificio che per decenni ha ospitato la banca più importante, finirà nel dimenticatoio con il rischio di presentare un bel quadro di degrado in mezzo al salotto buono della città.

Una città che non è più quella di un tempo e poche cose come la chiusura di una banca lo possono testimoniare. Al di là dei freddi burocrati e delle loro scelte a tavolino, c’è una realtà che morde e che spiattella davanti a tutti una verità solo parzialmente ammorbidita da eventi feste, turisti ed universitari. Il reddito di un tempo non c’è più.

I lavoratori, a parte quelli che stanno nei bar, nei locali, in Comune e in pochi altri posti , si svegliano la mattina e vanno via, verso Terni, Roma, Perugia e poi tornano a dormire. Manca una spesa locale strutturale del reddito e manca anche, salvo qualche eccezione, come spenderlo. Non so se i narnesi siano più o meno ricchi di prima, credo però che l’utilizzo del reddito sia diverso rispetto al passato, molto meno locale e più extra cittadino. Difficile anche dire se davvero una banca non abbia interessi ad investire al centro perché è un cane che si morde la coda.

Non si investe perché non ci sono banche o siccome non c’è investimento le banche se ne vanno? Per rispondere bisognerebbe tornare indietro di 10-15 anni, al tempo in cui al centro di banche ce n’erano ma forse il reddito e la capacità della città di produrlo erano inferiori rispetto ad oggi dove c’è un flusso turistico molto superiore e dove ci sono attività che prima non c‘erano e ci sono anche grandi aziende sul territorio che prima non c’erano o se c’erano non avevano la stessa spinta di oggi sui mercati.

E poi ancora, altra domanda. Ma se verrà davvero Leolandia, questa non contribuirà a produrre reddito? Certamente sì e allora dove finirà? In quali banche? Non certo quelle del centro. E il turista che arriva, poi, non ha un bancomat dove poter prelevare, se non quello delle Poste, ammesso che non se ne vadano anche loro come paventato più volte, e comunque non di pomeriggio essendo gli uffici chiusi. Brutto colpo per il visitatore che non va certamente in trasferta con la bustina dei soldi spicci in tasca.

Insomma, la questione ex Carit è seria, serissima, non solo per il fatto in se stesso ma anche per altre ragioni, specie quelle che riguardano la vitalità di una città. Una città che vive un’epoca di forte contraddizione. Da un lato il suo rilancio turistico e culturale, dall’altro la difficoltà a ridefinirsi città, appunto, con tutto ciò che ne consegue, dal punto di vista economico, finanziario e pure demografico. Questione, quest’ultima, non secondaria e che andrebbe maggiormente discussa e approfondita. Ma da chi?

Massimiliano Cinque

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