Narni, la storia del ponte medievale e dei suoi architetti

NARNI – Dopo la caduta del ponte di Augusto, secondo alcuni scritti già avvenuta nel 1053, la viabilità sopra la gola del fiume Nera, fu garantita da un nuovo ponte di dimensioni minori rispetto a quello romano ma comunque di notevole pregio artistico, funzionale e ingegneristico. Questo ponte nel corso dei secoli viene identificato con vari nomi: da Ponte Nuovo a Ponte di Narni , per passare poi a Ponte Medioevale e quindi Passerella, uso alla quale oggi è destinato.

Alcune operazioni di pulizia del ponte e dei suoi pilastri, in occasione di recenti lavori di sistemazione della rete idrica e del metano, uniti alla cura del verde dei luoghi vicini, hanno portato alla luce parte del suo antico splendore, facendo vedere da un lato dei resti importanti e sicuramente di pregio, accanto però ad una struttura di ferro che presenta tutti i suoi limiti estetici.

L’idea di valorizzare e preservare la memoria di un’opera così importante nel passato per la vita economica e sociale della nostra città, ha fatto nascere un gruppo Facebook dal titolo provocatorio “Ricostruiamo il ponte medioevale” in  cui abbiamo lanciato la proposta di rifare in pietra il ponte riportandolo al suo antico splendore e la torretta che lo rendeva davvero caratteristico.

Sono quindi iniziati gli studi su questa struttura analizzando le varie fonti conosciute, come libri e immagini di vario genere, partendo da antichi dipinti, per passare poi a incisioni di vario genere, lasciate da architetti e pittori lo hanno raffigurato nelle varie epoche con il suo splendore. Molti sono i disegni e dipinti fatti dai viaggiatori del grand Tour, che visitando il ponte di Augusto, si fermavano a ritrarre anche il ponte Medioevale, che tra le altre cose era l’unico che permetteva il passaggio per la via Flaminia. Dalla seconda metà del 1800, con l’avvento della fotografia, si hanno anche molte foto e cartoline, che ci hanno permesso di ricostruire le variazioni strutturali del ponte, che in quel periodo è passato da ponte di pietra a ponte, di pietra e legno, poi pietra e ferro, per arrivare poi dopo il 1945 a passerella in ferro.

Di particolare interesse per lo studio di una ipotetica ricostruzione sono stati i ritrovamenti di tre opere in scala, realizzate da importanti architetti, chiamati nel tempo per ristrutturare il ponte, che “ essendo corroso fa temere per sua caduta”, come ci racconta il Martinelli nella sua Mappa del 1676. Il Martinelli, scrive anche un libro che partendo dallo studio dei ponti di Narni, ci descrive la situazione dei ponti esistenti tra il fiume Nera ed il fiume Tevere. Nella descrizione del ponte di Augusto Martinelli si dilunga sullo studio delle fondamenta del ponte e ipotizza dallo studio dei resti la preesistenza di un altro ponte sulla Flaminia  di minor pregio, costruito su basi piu’ deboli, poi sostituito dal ponte costruito al tempo dell’Imperatore Augusto. L’architetto e ingegnere Agostino Martinelli nasce a Ferrara nel 1632 Ben presto, sin dal 1668, cominciò a lavorare come esperto di problemi relativi al controllo delle acque e alla costruzione di tutti i manufatti ad esse connessi (restauro di ponti, passonate, pennelli,ecc.), diventando in questo campo un’autorità molto nota, continuamente attivo sino alla morte.

È probabile che avesse maturato delle competenze in questo settore già prima del trasferimento a Roma, anche in considerazione del fatto che il territorio ferrarese era afflitto da frequenti inondazioni. Nello Stato pontificio, al servizio della Congregazione delle Acque, seguì moltissimi lavori, dal 1671 come «perito deputato» sulle acque a Magliano Sabina e dal 1677 come architetto «per le palificate di Ponte Felice». Si occupò in particolar modo del Tevere nella zona di Magliano Sabina e del Ponte Felice, ma restaurò anche i ponti di S. Antonio a San Severino e di Augusto a Rimini nel 1680.

In particolare per Narni descrive nei dettagli in oltre una trentina di pagine, sia il ponte di Augusto che il ponte Medioevale, progettando anche delle opere per il suo restauro, come la deviazione del Fiume Nera per mettere in secco i ponti  e poterci quindi lavorare. Per fare questo effettua vari sopralluoghi e riporta diverse mappe in scala con misure in palmi romani. Queste mappe ci danno una precisa idea di come fosse il ponte in quel periodo con misure degli archi dei piloni di fondazione e della torretta, che aveva la caratteristica di avere un frangiflutti, dal lato della corrente del fiume, alto fino alla sommità della torretta, per impedire che eventuali piene, potessero danneggiarla.

Al Martinelli , successe nell’incarico l’architetto umbro Francesco Sforzini, che nel 1687 misura nuovamente il corso del fiume Nera, e produce una mappa, con il nuovo corso dopo le opere del Martinelli, che fanno vedere come le condizioni del ponte siano peggiorate in pochi anni.

Sforzini è di Todi e tra le sue opere realizza anche il teatro, oltre a molte opere idrauliche essendo  anche lui responsabile della Congregazione delle acque, le mappe si trovano presso l’Archivio di stato di Roma  Collezione disegni e mappe, produttore, sottoscrizioni: Francesco Sforzini Che è l’architetto responsabile su ordine di Monsignor Pietro Bernini, nipote di Gian Lorenzo Bernini.

Altra mappa interessante è quella dell’Architetto Andrea Vici. Mappa dei ponti di Narni con rilievo del mulino Eroli anno 1794.La mappa dice che la distanza è di 600 palmi romani nel tratto  del fiume Nera Velino e delle sue adiacenze dal Ponte Nuovo fino al mulino del marchese Eroli di Narni

Viene mappato il mulino con la chiusa  che non arriva al pilone , e si dice che è un mulino olivario e vengono indicate due ruote.ad olio. Il ponte viene detto ponte rotto detto di Augusto. Vengono riportati dettagli anche della Osteria con veranda pensile  e del Ferraro (fabbro che ferrava i cavalli in una piccola bottega) vengono riportate in scala le distanze in palmi romani con una scala in palmi . Si dice inoltre che la pendenza del fiume è di due palmi  e si indicano le vie che portano a Todi Amelia Terni e Narni  con un pozzo dalla parte della Madonna del Ponte. Vengono messi dettagli in scala del ponte nuovo come la Torre, la strada fatta in legno e le distanze tra i piloni la larghezza del ponte era maggiore di quella attuale ed era intorno ai 5 metri mentre ora è ridotta a tre. Si vede anche dei ruderi disegnati nel fiume con la scritta “Ruderi del C. Mancinelli”.

Andrea Vici (Arcevia, 29 novembre 1743 – Roma, 10 settembre 1817) è stato un architetto italiano. Figlio di Arcangelo, stimato architetto ed autore di varie fabbriche nelle Marche, e di Angela Fattorini, a 14 anni fu mandato a Perugia per continuare gli studi e frequentare il corso del pittore Appiani. A 17 anni si recò a Roma presso la scuola di Stefano Pozzi; ma presto abbandonò la pittura per l’architettura, apprendendo il disegno presso Carlo Murena, che dirigeva lo studio di Luigi Vanvitelli, all’epoca già a Napoli.

Tornato nel 1765 a Palazzo in seguito alla morte del padre, operò nei dintorni sino a che, nel 1779, fu richiamato a Napoli da Luigi Vanvitelli, perché collaborasse ai disegni della Reggia di Caserta. Morto Vanvitelli, ricusò l’offerta del figlio di questi, essendo assai impegnato in molte fabbriche che aveva nelle Marche ed in altri prestigiosi incarichi, tra cui l’ideazione e realizzazione del canale Pio della celebre Cascata delle Marmore, che aveva la funzione di liberare la Valnerina da periodiche e disastrose inondazioni.

In seguito al successo di tale impresa, fu nominato Primo Ingegnere della Congregazione delle Acque, cui si aggiunsero poi quello di Architetto della Rev.ma Fabbrica di San Pietro e molte altre onorificenze. Nel 1785 venne eletto membro dell’Accademia di S. Luca, e, dopo esserne stato Segretario, ne fu anche Principe; in seguito, variato il sistema, ne divenne Presidente dopo il Marchese Antonio Canova, di cui era intimo amico. Unitamente a questi, fu compilatore dello Statuto accademico del 1812.

Il 10 settembre 1817, per male cardiaco, morì in Roma all’età di 74 anni non ancora compiuti e fu sepolto a S. Maria in Vallicella.

A Narni fece diverse opere tra cui il Conservatorio dei Proietti, da noi ora chiamato Istituto Beata Lucia, con i grandi edifici di piazza Galeotto Marzio. Inoltre operò anche come detto  oltre ai rilievi dei ponti di Narni, anche al restauro e ammodernamento del Mulino Eroli.

Ringraziamo per le ricerche tutto il gruppo di lavoro composta da oltre cento membri ed in particolare Michele Favetta e Pino Serpetti. Il Ponte Medievale meriterebbe una maggiore attenzione  e insieme all’area del ponte d’Augusto , potrebbe essere una grande attrazione turistica, che se ben gestita sarebbe un ottimo biglietto da visita per tutte le gole del Nera ed eventuali percorsi turistici da cui visitare la nostra valle del Nera.

Vedi anche  http://www.narnia.it/pontenuovo.html

Giuseppe Fortunati

Pin It on Pinterest