Narni “Narcool”, quando un narnese inventò un brevetto

NARNI – Negli anni Venti del Novecento, allo sfrecciare delle prime automobili sulla Flaminia, i fratelli Ovidio e Aldo Leonori con Pilade Paragiani presentarono una nuova miscela per motori a scoppio a base di “alcol-anidro”. Il carburante, al quale sarà dato il nome di “Narcool”, ricavato dall’unione di Narni e alcool, fu brevettato al numero 235960 il 31 dicembre 1924.

Dei tre inventori Ovidio era il più competente, come da simili esperienze maturate a Torino circa un decennio prima, e come confermerà a Narni nel 1930 con il “processo per l’utilizzazione del calore perduto nello spegnimento del cocke” (Bollettino). Aldo era impegnato nella gestion

e del cinema Eden, poi Vittoria ed oggi Monicelli, e di un noto negozio in piazza Garibaldi, attività che gli impedivano di proseguire nella fase successiva al brevetto, dalla quale si smarcava anche Pilade Paragiani. Così, come da scrittura del notaio Augusto Nati di Narni, il 9 gennaio 1925 fu deciso di trasferire la privativa nelle sole mani di Ovidio.

Il quale avviò subito un percorso la cui prima tappa fu l’esenzione dell’imposta sull’ alcool necessario per la miscela, approvata dal Ministero delle Finanze il 14 giugno 1926. Un piano continuato con il riconoscimento dei diritti in Europa e in America, e proseguito a Roma, dove tra il 26 settembre 1928 e il 31gennaio 1929 presso il notaio Francesco Stame venne costituita la società “Carburante Nazionale Narcool”, con un capitale di dodicimila lire e con sede in piazza Borghese 84 (Foglio).

Nel consiglio di amministrazione sedevano lo stesso Ovidio e la signora Emilia Re Leonori, e, tra gli altri, gli amici Raffaele Battistelli e Alcide Ubaldi, a indicare una continuità con Narni. Città in cui nello stabilimento “Ovidio Leonori Narni” si produceva il “Narcool”, del quale l’Accademia fiorentina dei Georgofili nel 1930 certificava che “ha dato ottimi risultati nelle gare motonautiche degli anni decorsi ed è sperimentato ed usato con successo in aviazione”. La miscela era composta da 60 parti di alcool, da 25 di olio ricavato dalle rocce asfaltiche di Ragusa, e dalle rimanenenti 15 di nafta, con “esito abbastanza soddisfacente per la potenza”, ma con un resa inferiore alla benzina, come attestava la medesima Accademia nel 1934.

Una resa che svantaggiava le vendite, ed infatti il prodotto riscuoteva ancora un buon successo alla metà degli anni Trenta, come sembrano indicare le diverse rassegne del settore, fino ad attenuarsi sul finire del decennio. Di questa storia iniziata nel 1924, anno di rare automobile e della prima corsa delle carrette, rimane la riscoperta di un brevetto che nel nome dichiarava la sua narnesità. Una formula nella quale si era avvertito il futuro, e che aveva proiettato il nome dell’ imprenditore Ovidio Leonori sul palcoscenico internazionale. Scena nella quale Ovidio, del quale si raccontavano amicizie nella Casa reale, e si favoleggiava persino di un incontro con la Bella Otero, sapeva muoversi con molta naturalezza. 

Claudio Magnosi

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