Narni, quando, tanti anni fa, i vescovi vietarono le corse con i cavalli fino a Otricoli

NARNI- Nella diocesi di Narni tutti i giochi che di solito si svolgevano nelle piazze durante le festività patronali, e in altre importanti celebrazioni, vennero vietati dai vescovi per un periodo di circa cinquanta anni, dal Sinodo del 1665 al decreto del 1711, emanato da Francesco Saverio Guicciardi.

Quest’ultimo, considerando che già “li balli, spettacoli, commessationi, e tripudi sono sempre stati proibiti nella Diocesi di Narni, per tutti i giorni festivi, e basta vedere il Sinodo di Monsig. Castelli”, reiterava il divieto sui restanti svaghi, dalle maschere di Carnevale alle lotte; e con l’articolo 16 del decreto impediva “le Giostre, e Corse dei palii in giorni di Festa”. Di fatto, era vietato praticare tutti quei passatempi popolari che distoglievano l’attenzione dagli esercizi religiosi. Un divieto che interrompeva le secolari tradizioni legate alle ricorrenze, e “che per essere contrario alle consuetudini di tutta l’Italia”, aveva creato malumori, taciuti a Narni, ma non ad Otricoli.

Infatti gli organizzatori di quella festa patronale, che a maggio non avevano osservato il decreto, si erano rivolti alla romana Sacra Congregazione del Buon Governo con la richiesta di rimuovere la norma sulle competizioni con i cavalli: i giochi, sostenevano i richiedenti, “dovrebbero più tosto comandarsi che proibirsi nella Terra di Otricoli”. Dove nel giorno della Pentecoste erano state replicate le lotte davanti alla Collegiata, e le corse dei cavalli lungo la via Flaminia.

Come da prassi, a seguito della denuncia dei disobbedienti otricolani, venne istituito un procedimento giudiziario che in ultimo approvava l’operato del vescovo, al quale però si rivolgeva l’invito “che per l’avvenire Ella non ha tanto facile prescrivere pene spirituali di censure, sospensioni e pecuniarie, ma che si serva d’altri mezzi canonici e più discreti”.

A margine degli atti processuali, che furono stampati nel 1724, -e dai quali sono tratti i virgolettati-, si ricavano anche i nomi degli altri giochi vissuti nella circoscrizione, e che erano ugualmente sottoposti a restrizioni e a controlli, come le carte, la morra e i dadi, la ruzzola e le bocce. A dire che, nel tempo raccontato, il delicato equilibrio tra gli aspetti religiosi e quelli ludici delle festività, e l’ordinario rapporto con i giochi di uso comune, furono veramente messi a dura prova.

Claudio Magnosi

 

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