Dom, 27 Novembre 2022
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Quando il vescovo Romolo Cesi contribuì con la sua eredità a far crescere L’Accademia dei Lincei

NARNI – In questi giorni è stata presentata a Narni una importante ricerca effettuata da Giuseppe Fortunati e Luca Paccara sulla eredità del Vescovo Emerito di Narni Romolo Cesi  che lasciò nel 1607 tutti i suoi beni a Federico Cesi il linceo.

Questa eredità permetterà a Federico di poter realizzare i suoi sogni e far crescere l’Accademia dei Lincei contattando personaggi di grande spicco come Galileo Galileo e facendola poi diventare quella che ancora oggi ricordiamo.

Il periodo può essere racchiuso nell’arco di cinque anni, quelli che vanno dal 1602 al 1607, mentre il luogo è sicuramente l’Abbazia di Sant’Angelo in Massa, nella frazione di Taizzano del Comune di Narni. Romolo Cesi è stato Vescovo di Narni tra il 1566 e il 1578 e a causa del suo pessimo rapporto con i cittadini narnesi, ai quali voleva sottrarre il controllo dell’ospedale spettate al Comune, fu costretto da Papa Gregorio VII a lasciare anzitempo la carica di Vescovo e a ritirarsi nell’Abbazia di Sant’Angelo in Massa.

Romolo, all’età di quarantacinque anni, si ritirò dunque forzatamente a vivere nell’Abbazia, Sul finire del 1500, ormai sessantenne, fece predisporre all’interno della chiesa dell’Abbazia anche il luogo della sua futura sepoltura e commissionò a Michelangelo Braidi diverse tele per tramandare ai posteri memoria del suo passaggio terreno.

Nell’Ottobre del 1602, non trovandosi in ottime condizioni di salute, predispose le sue ultime volontà dettandole al notaio Settimio Pellegrini di Narni al quale, ordina di nominare proprio erede universale la chiesa di Santa Maria di Vallicella in Roma, Romolo decise quindi in quel momento di lasciare la sua eredità alla chiesa che potremmo definire “di famiglia” ma nei mesi successivi il quadro della situazione cambia in maniera piuttosto radicale.

Nel 1603 i lavori della facciata della chiesa Nuova (com’era chiamata la chiesa di Santa Maria di Vallicella) terminano, le condizioni di salute di Romolo, invece, mutano in senso positivo e si trova non più in pericolo di vita, nonostante fosse ormai settantenne. Nel corso dello stesso anno 1603 Federico Cesi, fonda insieme a due suoi precettori, poco più grandi di lui, Francesco Stelluti e Giovanni Ecchio (Jan van Heck) e ad Anastasio De Filiis, l’Accademia dei Lincei che si proponeva, di promuovere la rinascita degli studi naturalistici secondo criteri puramente scientifici.

In quel 1603 senza disporre di adeguate finanze e, soprattutto, incontrando l’immediata opposizione del duca Federico, padre del Linceo, i lincei si trovano obbligati a sciogliere formalmente il sodalizio e a separarsi. Restano in contatto tra loro in via epistolare e in maniera semiclandestina e molto probabilmente trovano nello “zio” Romolo un sostenitore e un buon appoggio logistico.

Il Duca Federico provò persino ad escludere il primogenito dall’asse ereditario, lasciando il patrimonio di famiglia al secondogenito Giovanni; il tentativo pare non andò a buon fine ma dimostra senz’altro la profonda opposizione del Duca alle ambizioni eccentriche del figlio.

In quegli anni i quattro giovani Lincei pare che sostassero spesso presso l’abbazia di Sant’Angelo e ci sono varie testimonianze in proposito, di sicuro ci soggiornarono Federico e Giovanni Ecchio e di ciò possiamo avere prova certa da un documento che, a tutt’oggi, pare essere inedito: l’ultimo e definitivo testamento del Vescovo Romolo Cesi, dettato oralmente il 19 luglio del 1606 al reverendo Paolo Pacetti di Collescipoli alla presenza di due testimoni, nell’Abbazia di Sant’Angelo in Massa e uno dei due testimoni fu proprio “Ioannes Heckius danentriensis”.

Il testamento, fu consegnato chiuso nelle mani del notaio Carnaccia di Narni e aperto solo dopo la morte del Vescovo, avvenuta nel maggio 1607 e vede designato erede universale dei beni del testante proprio Federico Cesi, marchese di Monticelli.

Nei mesi a seguire si risolveranno i contrasti familiari con il Duca Federico e il Linceo diventerà amministratore anche dei beni di famiglia e da quel momento tutte le sue energie fisiche e patrimoniali verranno messe al servizio dell’Accademia dei Lincei, che vedrà nuova luce e porterà al suo interno figure illustri, una su tutte lo scienziato Galileo Galilei che si unirà agli altri accademici nel 1611

Trovate ulteriori approfondimenti sul sito http://www.narnia.it/romoloFederico.html

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