Narni, De Rebotti sul punto nascite: “La chiusura fu scelta arbitraria”

NARNI – La chiusura del punto nascite di Narni è una ferita profonda che non riesce a rimarginarsi. Il malcontento e l’amarezza dei cittadini continua anche a distanza di oltre 5 anni dalla decisione dell’allora assessore regionale alla sanità Barberini di mettere fine ad uno dei migliori servizi presenti sul territorio regionale. Il punto nascite, oltre ad aver vantato fior di professionisti, aveva anche dalla sua i numeri dei bebè nati, grazie anche alla sua capacità attrattiva dai territori limitrofi, Terni compresa, e ai numerosi e continui riconoscimenti a livello nazionale, come il bollino rosa di cui Narni si è fregiata per anni.

Professionisti come il professor Provaroni non si trovavano dappertutto e non si inventavano dal nulla, accoglienza, preparazione e umanità del personale erano fattori consolidati che facevano del Punto nascite narnese un fiore all’occhiello e un sevizio ambito da tante giovani famiglie. I Narnesi quella chiusura la concepiscono ancora oggi come un’ingiustizia. Un’ingiustizia che finalmente comincia ad essere riconosciuta tale anche dalla politica. Nel corso dell’assemblea cittadina sul nuovo ospedale sabato scorso, il sindaco Francesco De Rebotti, ad esempio, si è tolto un bel po’ di sassolini dalle scarpe e non ha lesinato critiche ai suoi vecchi colleghi di partito della giunta regionale, ormai finiti nel dimenticatoio dopo le vicende giudiziarie e lo stop anticipato a quell’esperienza politica.

“Quella del punto nascite – ha detto senza mezzi termini De Rebotti – è stata una vicenda disgraziata. Narni è stata vittima di una scelta arbitraria che ha significato la sottrazione di un livello qualitativo di eccellenza. Assunta per questioni definite tecniche – ha proseguito De Rebotti – quella chiusura ha penalizzato la città e l’intero ospedale. La nostra struttura sanitaria faceva perno sul punto nascite che era la spina dorsale dell’ospedale e dei suoi servizi. Una volta chiuso, si è cominciato a smantellare anche le costole, in un processo favorito anche dall’esitazione sulla nascita del nuovo ospedale”. Purtroppo da quei giorni in poi la situazione è andata degenerando sempre di più.

Oggi è sotto gli occhi di tutti una condizione, quella dell’ospedale, che penalizza i cittadini e umilia i lavoratori. “Non abbiamo anestesisti a sufficienza e questo ha costretto all’interruzione dell’integrazione con Terni. I medici non vengono più ad operare”, ha detto un’infermiera intervenendo sempre sabato scorso. “Mancano dottori e personale infermieristico”. Ma non è tutto. Narni, così come Amelia, è una struttura che non ha tutti gli standard di sicurezza e anche questo è emerso durante la discussione di sabato 25 gennaio.

Non si sa più se questi ospedali possano stare aperti e se possano davvero garantire le prestazioni ai cittadini. “Tutto questo – hanno fatto notare sia De Rebotti che il sindaco di Amelia Laura Pernazza – danneggia anche l’azienda Santa Maria di Terni, assalita ogni giorno dalla necessità di fare le medie e basse prestazioni a tutto discapito dell’eccellenza per cui è nata. Senza il nuovo ospedale Narni-Amelia, anche il Santa Maria rischia. I ternani se ne rendano finalmente conto”.

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