“Il Re muore” al Teatro Secci di Terni: spettacolo in programma 16 e 17 aprile

TERNI – E’ in programma il 16 e il 17 aprile, in entrambi i giorni alle ore 21.15, presso il Teatro Secci di Terni, la rappresentazione teatrale di “Il Re muore” di Eugène Ionesco. A portarla in scena la Compagnia Orion Theatre con la regia di Marco Francescangeli e gli attori Agnese Cascioli, Patrizia della Torre, Mauro di Lelio, Marco Francescangeli, Sara Masci, Andrea Mengaroni, con musiche originali di Simone Alicata, scene e costumi Agnese Cascioli, luci SS Service.

Linguaggio avanguardista, potentemente disarticolato, costruito su verità comuni, paradossi e nonsense che finiscono con l’esprimere la verità, il senso universale della morte e del disfacimento. Questo il senso più profondo de Il Re muore (Le Roi se meurt) che al suo apparire sulle scene parigine nel dicembre 1962, fu salutato da una larga parte della critica come il vertice più alto raggiunto dalla creazione drammatica di Ionesco: poeta dell’assurdo, delirante, camaleontico, fantastico, onirico. Il Re-maschera Bérenger è uomo e contemporaneamente umanità. Il suo destino macrocosmico; la sua malattia assimilabile ad un malessere mondiale dove l’esperienza della morte è quella che fanno tutti gli individui e il regno è la vita stessa. Sulla scena senza spazio e senza tempo compaiono attori storicamente incollocabili, quasi personaggi di un futuro o di un passato alieno, assurdi e stereotipati, che assolvono ognuno, come meccanismi di un orologio, il loro compito, fino alla fine. Non c’è tregua. Ritmi rapidi, incalzanti, dialoghi sferzanti. Le parole hanno muscoli ed artigli.Attraverso l’iterazione, l’ossessivo rendersi conto che il destino è più forte del più forte, più potente di un re dalle centottanta guerre, al di sopra delle leggi degli uomini.L’impotenza dell’uomo con la sua tragica maschera è palese, il suo dibattersi da marionetta simile all’agonia di un pesce fuor d’acqua.

L’unica grandezza può consistere soltanto nell’accettazione del non essere. La limitatezza del tempo… Inutile cercare di essere ricordati. Vano è l’aggrapparsi al concetto di esistenza. “il re muore” non è una commedia “realistica”, e Ionesco lo sapeva bene, quando tanto avvertiva che la si doveva assolutamente recitare senza patetismo. Berenger è semplicemente un vecchio che si attacca alla vita, un povero relitto travolto dalla sue responsabilità grandiose, un essere che viene spazzato via ai limiti della “imbecillità”, della atonia neurovegetativa, travolto nel crollo delle sua stessa casa o palazzo regale.

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