La musica, la città medievale e una coreana a Narni

NARNI – “I giovani devono avere subito maestri di primo livello se vogliono ambire ad essere musicisti di alto valore”. Anais Lee lo dice riflettendo ad alta voce davanti ad un caffè mentre mi racconta con il suo solito stile colorato e saltellante il festival di cui è madre, patrona, ideatrice e guida, materiale e spirituale. La Corea è sempre ben presente nella sua vita e nel suo modo di fare. Lo senti nell’inflessione del linguaggio, lo avverti dalle parole, lo percepisci dalla sua impronta di pensiero, lo vedi chiaramente dal suo stile e dal sul look. Anais Lee è una donna forte che ha lottato contro il dolore per la morte di Renato Chiesa, direttore artistico dei primi festival e, soprattutto, suo marito, e che si ingorgoglisce parlando di suo figlio, 21 anni appena, musicista affermato a livello internazionale. È l’esempio concreto di quello che vuol dire avere ottimi maestri, partire bene, da subito, ma è in fondo, la sua filosofia. Ecco perché Luci della Ribalta rispecchia la sua vita. Guardare sempre al massimo possibile, non accontentarsi, pretendere sempre qualcosa in più, mirare verso l’alto. Essere ambiziosi, che non vuol dire presuntuosi ma sognatori e ottimisti. “Ah, se non lo fossi non avrei fatto il festival”, mi dice ridendo. “Otto anni fa – racconta – cominciai tutto e volli Narni perché aveva tutte le caratteristiche che mi servivano. Un centro storico bello e importante, una città racchiusa in poche centinaia di metri, molti spazi per la musica”. Io me li ricordo gli inizi, quando lei si presentò con la sua associazione, la Mozart Italia Terni, in Provincia, dove trovò un presidente che accolse la sfida. Era quel Feliciano Polli che di cose, politicamente parlando, non ne imbrocco’ molte ma che su questo festival, va un po’ a sapere il perché, scommise subito e diede ad Anais il suo appoggio incondizionato. Lo stesso fece il Comune di Narni, poi lei ci mise del suo, molto del suo. Il proprio talento organizzativo e artistico ma anche la sua capacità di relazione. Anais passa per strada e conosce tutti, ha coinvolto mezza città e forse di più nel suo festival. Ci sono cittadini che si prestano volontariamente a darle una mano senza che lei lo chieda e altri che lavorano per il festival. Luci della Ribalta è un fenomeno sociale oltre che musicale e artistico ed ha, fra gli altri, anche il pregio di far lavorare la città.

Tutti i giorni senti la musica che esce dalle chiese, che trapassa i muri delle case e finisce in mezzo alle piazze. Vedi i giovani musicisti che provano o improvvisano fra i vicoli, le piazzette, gli slarghi del centro storico o li vedi passare a piedi con i loro strumenti a tracolla. Non sono quelli della banda del paese (con il massimo rispetto per loro) ma gente che ha un talento naturale e che un giorno potrebbe diventare un musicista mondiale, perché a Narni vengono a perfezionare la loro capacità con maestri conosciuti in tutto il mondo. Un festival così è un patrimonio della città ma anche dell’Umbria e sul quale non solo il Comune, che ha risorse limitate, ma anche la Regione dovrebbe scommettere. Narni ha un cartellone di eventi durante quasi tutto l’anno che è unico in Umbria per qualità e varietà di offerta. Dal Narnia Festival, altro evento ormai diventato un asset, a Luci della Ribalta, dalla Corsa all’Anello al Festival della Sociologia, per citare solo i principali, è un pullulare di spettacoli, manifestazioni, attrazioni. Una serie di avvenimenti che portano gente, ampliano l’immagine della città e muovono interessi e denaro, ma che sono ancora troppo slegati per farne un prodotto Narni ed è questo ciò di cui ha bisogno la città. Anais lo sa.

Massimiliano Cinque

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