Narni, fra grandi alberghi e turismo d’élite: Storia de “La Campana”

NARNI – “Dopo l’Albergo di Perugia non so raccomandarne altro, fuorché uno eccellentissimo e carissimo a Narni, la Campana”, così scriveva Giovanni Berchet all’amica Costanza Arconati in data 1 marzo 1847 (Van Nuffel). Il grande letterato milanese aveva scelto l’albergo all’insegna della Campana, lo stesso in cui il giornalista inglese James Silk Buckingham nel corso di quell’anno trovava una stanza “dalle cui finestre si ammira una delle più belle viste sulla valle del Nera”.

Un albergo di alta categoria, situato in un antico palazzo nei pressi di Porta Ternana, che dopo la ristrutturazione del 1786 proponeva un salone detto dell’Aquila, diverse salette e camere, ed un capiente rimessaggio per le carrozze e per i cavalli (Onofri). La struttura, inizialmente amministrata da Luigi, poi da Giovenale Rossetti, dal 1831 apparteneva alla famiglia Martellotti, che la gestiva in modo eccellente, come riferiva l’inglese John Murray nel suo Manuale di viaggio del 1843. Tra l’altro, l’impeccabile direttore Domenico Martellotti per otto paoli metteva a disposizione dei suoi clienti una carrozzella per visitare comodamente il Ponte di Augusto.

Quel Ponte romano che proprio nell’albergo della Campana sarà pubblicizzato da una acquaforte di Domenico Amici, commissionata da Giovanni Eroli nel 1848, e tratta da un disegno di Pierre Thullier, che da poco aveva soggiornato in città (Eroli). Una copia della stampa fu donata dallo stesso Eroli a Francesco Orioli di Vallerano, buon conoscitore della storia di Narni, che nell’anno 1848 sostò alla Campana, e che era noto per le sue idee a sostegno della Repubblica romana.

Probabilmente quella calcografia fu ammirata anche da Vincenzo Gioberti, presidente della Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, il quale pernottò nell’albergo il 10 giugno 1848, e il giorno seguente ricevette la visita delle autorità scortate dalla banda musicale. Dopo Narni, Gioberti fu accolto in altre località dello Stato Pontificio, quali Terni, e Perugia, dove era il 12 giugno (Martinori – AA.vv).

A confermare il livello internazionale della Campana, il francese Oscar De Poli nel suo “Da Parigi a Castelfidardo” raccontava di essersi fermato nel ristorante nel 1860, e di avervi notato bottiglie di Bordeaux e di “Champagnes”. De Poli era in compagnia di numerose persone, tra le quali un abate che lo intrattenne con la curiosa storia di Ruggero Giovambattista Brancadorelli, un Barbablù narnese che “si sposò sette volte e fu sempre un marito esemplare”.

Il prestigioso albergo narnese ebbe un ruolo di primo piano fino alla metà degli anni Sessanta. Ne parlava di nuovo Murray nel 1863 e lo citavano diverse guide, che lo descrivevano accogliente e pulito, e qualche volta suggerivano di trattare il costo del soggiorno con i proprietari. Sempre i Martellotti, che con cura lo governarono fino al novembre del 1865. L’albergo, o locanda della Campana, ovvero “l’hotel de la cloche”, non fu riaperto, e nel tempo fu suddiviso in appartamenti. In avanti si indicheranno altri alloggi, validi come quelli che nei secoli hanno costellato Narni, a iniziare dall’albergo in cui dormì Michel de Montaigne nel 1581, illuminato non da candele, ma da lumi ad olio. Lumi che richiamano i “piccoli fari della luce elettrica” che nel 1899 rischiaravano la città, quando numerosi escursionisti, amici di Edoardo Martinori, cenarono e trascorsero la notte nel “simpatico albergo dell’Angelo” (Rivista CAI).

Claudio Magnosi

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